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Dal Duomo con il paracadute con i colori della Palestina

Un milanese di 32 anni si è lanciato dalle guglie atterrando in piazza. Bloccato dopo un disperato tentativo di fuga

Dal Duomo con il paracadute con i colori della Palestina
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Ieri alle 5 l'alba era ancora un sussurro, tra nebbia leggera e tram che sferragliano lontani. Poi, dal silenzio surreale delle guglie gotiche del Duomo, un salto nel vuoto da decine di metri. Cuore a mille, adrenalina pura. Un italiano di 32 anni, S.C. residente a Vermezzo, si è lanciato nel blu dell'alba con un paracadute che portava la bandiera palestinese su sfondo nero. Atterraggio perfetto al centro di piazza Duomo.

Un tonfo felino, preciso come un colpo di genio. Subito dopo è iniziata la corsa contro il tempo: mani frenetiche che impacchettano la vela, sguardo da predatore che scandaglia i portici per una via di fuga.

È stata follia allo stato puro, sì, ma di quella che ti fa venire i brividi di ammirazione per l'abilità tecnica e il coraggio fisico dimostrati. Un gesto estremo, audace, quasi poetico nella sua incoscienza calcolata.

Tredici anni fa, nel luglio 2013, Maurizio Di Palma aveva scritto la prima pagina di questa saga scegliendo il tricolore italiano. Oggi invece la scelta della bandiera palestinese trasforma l'impresa sportiva in un atto dal forte valore politico.

Mentre Israele combatte ogni giorno per la sua esistenza e per la sicurezza dei suoi cittadini dopo le barbarie del 7 ottobre 2023 perpetrate da Hamas, sventolare quel simbolo sulle guglie del Duomo assume un significato chiaro e divisivo per molti italiani.

I video girati dai telefonini dei passanti sono esplosi in rete nell'arco di poche ore. Si vede la vela che si gonfia nel cielo ancora scuro, l'atterraggio da manuale e la piega disperata del paracadute per non lasciare tracce.

Una coreografia da film d'azione, girata però nella piazza più sorvegliata e simbolica d'Italia. La fuga è durata pochissimi secondi. Tre auto tra cui una della vigilanza privata e una volante della Polizia gli sono piombate addosso come falchi. Circondato, bloccato, caricato.

Accesso abusivo, pericolo per la pubblica incolumità, violazione di domicilio: le contestazioni che gli vengono mosse sono pesanti.

Chi guarda queste immagini non può fare a meno di provare stupore e rispetto per la preparazione millimetrica del salto. Perché questo non è un teppista qualsiasi. È uno che ha studiato al millimetro altezze, venti, traiettorie e tempi di apertura.

Uno che ha sfidato la pietra millenaria del Duomo, simbolo universale di Milano e dell'Italia, per un brivido che la stragrande maggioranza di noi non proverà mai.

C'è indubbiamente ingegno e talento in questo salto. Certo, il rischio c'era, sia per sé che per chi passava in zona. Ma la precisione dell'atterraggio e la rapidità dei gesti raccontano di un vero professionista, non di un incosciente.

Tredici anni dopo Di Palma, il testimone è passato. La leggenda del base jumper sul Duomo continua, più viva che mai.

E mentre gli inquirenti vagliano la sua posizione, noi

restiamo con il fiato sospeso davanti a quei video: un mix potente di ammirazione per il coraggio atletico e perplessità per il messaggio politico che la bandiera palestinese inevitabilmente veicola in questo momento storico.

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