C’è una coerenza quasi letteraria in certe mattine. Ti alzi per protestare contro le scuole che cadono a pezzi e, per essere sicuro che il messaggio arrivi, le fai cadere a pezzi tu. A Rozzano è andata più o meno così. Al liceo Calvino gli studenti occupavano per denunciare lo stato dell’edificio e chiedere ambienti più sicuri e decorosi. Intanto un gruppetto incappucciato, vestito di scuro, sistemava la questione a modo suo, e un video lo mostra mentre devasta l’auditorium.Bagni, distributori e soffitti danneggiati. Va detto, e lo diciamo: sono stati i rappresentanti degli studenti a mostrare le foto alle forze dell’ordine, per tracciare una linea netta tra loro e i vandali. La dirigenza racconta che una parte dei ragazzi voleva andare al corteo di Milano e che, durante l’assemblea, «qualcuno è entrato». Qualcuno: da anni il soggetto più attivo della scuola italiana. Il sindaco Gianni Ferretti parla di «gesti inaccettabili». Copione simile nella sede di Noverasco, a Opera, dove i danni sono stati contenuti solo perché gli ingressi sono stati chiusi in fretta.A Saronno la creatività è di tipo ferramenta. Nella notte tra giovedì e venerdì qualcuno ha sigillato i cancelli del liceo scientifico Grassi con grosse catene e lucchetti, e ci sono voluti i vigili del fuoco, armati di attrezzi da taglio, per restituire la scuola a chi ci voleva entrare. Poi il corteo, i cori contro Giorgia Meloni e Giuseppe Valditara e lo slogan «La scuola è nostra e non vostra». Infatti la chiudono a chiave.A Milano i numeri ballano come sempre: oltre 3mila secondo le cronache, 5mila per chi sfilava. Il titolo era «Nessuno è straniero», contro la riforma scolastica del governo, il caro affitti e il riarmo. Partenza alle 9.30 da largo Cairoli, poi piazza della Scala e Porta Romana. In via Cusani alcuni ragazzi a volto coperto decorano con lo spray la pensilina del tram. Negli striscioni Meloni, Valditara e Crosetto (ma anche Schlein) appesi a testa in giù e sporchi di mani insanguinate. Davanti alla Prefettura è stato dato alle fiamme un cartellone contro il decreto 170.Il gran finale in largo Dario Fo. Grate abbattute, recinzioni del cantiere spostate, i cartelli del progetto strappati, un new jersey di cemento ribaltato e qualche incappucciato con il piede di porco sulle inferriate.Obiettivo: l’ex obitorio di via Francesco Sforza 38, che il Comune ha concesso alla Statale per cinquant’anni e che, con 6,2 milioni, diventerà un polo didattico con aule e servizi per gli studenti. I collettivi temono lo studentato di lusso da 800 euro a posto letto e così occupano il cantiere che sta costruendo aule. Fumo giallo, «la nostra nuova scuola», concerto in serata e sgombero promesso per oggi.Nel resto della Lombardia non va meglio. A Legnano, su circa 250 manifestanti, ci sono stati fumogeni, un estintore svuotato, cartelli stradali divelti e uno bruciato, tra ragazzi vestiti da Spiderman e da dinosauro.

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