A Milano l’accento può costare un naso rotto. Lo hanno scoperto alle quattro e un quarto di giovedì mattina, sotto i portici di largo La Foppa, tre ragazzi sardi, due della provincia di Nuoro e una di Oristano, appena usciti dal «The Club» e in cerca di un’auto in sharing per rientrare alla caserma Santa Barbara di piazzale Perrucchetti.Hanno 21 e 22 anni, sono militari del 151° Reggimento Fanteria Sassari, a Milano per «Strade sicure». Quella notte però sono in borghese, disarmati, liberi dal servizio. Tre ragazzi come tutti, con la sola colpa di parlare come si parla a casa loro.All’altezza delle scale che scendono alla fermata Moscova della linea verde sbuca un gruppo di sette, otto giovani. Italiani, con una cadenza che le vittime collocheranno in Puglia. Cominciano con le imitazioni, a voce alta perché si sentano bene: la parlata sarda fa ridere, evidentemente, anche chi a Milano è forestiero quanto loro. Alle battute seguono gli insulti, quelli veri. I tre provano ad allontanarsi. Non basta. Arrivano calci, pugni in faccia e un manganello telescopico, che non è esattamente l’accessorio che uno si porta in discoteca per distrazione.I militari scappano fino in via Alessandro Volta, dove li soccorrono le forze dell’ordine e i sanitari di Areu. Pronto soccorso del Fatebenefratelli. Il più giovane se la cava con due giorni per un trauma cranico minore. Agli altri due va peggio: un mese alla soldatessa, trauma cranico e coccige fratturato; un mese al collega, naso rotto dai colpi di «bastone» in pieno volto. In serata la denuncia per lesioni ai carabinieri. «Ci hanno preso in giro per l’accento», è il senso del racconto.Un movente che non è un movente: è un pretesto.Il paradosso è tutto milanese, nel senso peggiore.Da fine ottobre la città ha in strada anche i 500 parà della Folgore mandati dal Governo dopo le devastazioni del 17 e 18 ottobre in piazza Duomo. Più divise, più presidi, più rassicurazioni. Poi tre di quelle divise, appena se le tolgono, finiscono in ospedale come qualsiasi ragazzo uscito tardi nel posto sbagliato.Strade sicure presidia le strade, non le notti. E le notti della movida, tra Garibaldi, Moscova e corso Como, hanno ormai un copione. La memoria va a Davide Simone Cavallo, il bocconiano accoltellato sotto i portici di via Rosales il 12 ottobre 2025 per cinquanta euro. Un anno dopo cambiano i portici, l’età delle vittime è la stessa, la ferocia pure. Stavolta non c’era nemmeno un portafoglio da prendere.Le forze dell’ordine cercano ora le immagini delle telecamere per dare un volto al branco. E verificano l’ipotesi della ragazza: che aggressori e vittime si fossero già incrociati dentro il locale, e che largo La Foppa fosse solo il secondo tempo. Sarebbe una consolazione, un motivo, per quanto miserabile. L’alternativa è che non ce ne fosse nessuno. Che a otto ragazzi annoiati, alle 4 del mattino, sia bastato sentire tre persone parlare con un’altra musica.

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