Arriverà tra un mese il «regalo a regola d’arte» che Palazzo Marino confeziona tradizionalmente (siamo ormai alla diciottesima edizione) per i milanesi e i turisti di passaggio. Questa volta la scelta è caduta su Mattia Preti (1613-1699), campione della pittura barocca, considerato tra i migliori seguaci del Caravaggio. Nel progetto espositivo «Mattia Preti. L’ultimo caravaggesco» vedremo «La predica di San Giovanni Battista con autoritratto», realizzata nel 1687 e proveniente dalla chiesa monumentale di San Domenico a Taverna, in provincia di Catanzaro, che è poi la città natale di Preti.
Dal 2 dicembre al 10 gennaio, si potrà ammirare gratuitamente in Sala Alessi una delle opere più significative del «Cavalier Calabrese». Di primo acchito non sembra un soggetto natalizio, ma va osservata con attenzione: si tratta di una grande pala d’altare (misura due metri per due), che
è parte del Fondo edifici di culto del Ministero dell’Interno. È un lavoro degli anni della maturità del maestro calabrese che qui si distingue per la tensione della composizione, per i contrasti luminosi (la lezione di Caravaggio è stata ben digerita) e soprattutto per l’intensità espressiva delle figure. La scena è «affollata»: al centro c’è il corpo sinuoso del Battista, in alto un putto porta un cartiglio e di lato un altro accarezza un agnello simbolo del sacrificio di quel Gesù che San Giovanni annuncia con tanta veemenza. Ma non è tutto. Nell’angolo inferiore destro del dipinto, ecco che l’artista si immortala in un solenne autoritratto con l’abito dei Cavalieri di Malta, il pennello e la spada, la mano al petto, l’espressione severa. Perché questa scelta? Pare che l’ammissione all’Ordine maltese permise all’artista di rivalutare l’onore della famiglia. Questo spiega anche la scelta di ritrarre il Battista, patrono dei Cavalieri di Malta. Mattia Preti ci vuol fare sapere che è uno bravo, e che per questo il suo volto (e la sua firma) meritano un riconoscimento sociale. Come sempre, la mostra, curata da Rossella Vodret, Giuseppe Valentino e Domenico Piraina, prodotta dal Comune, FEC e Intesa Sanpaolo con Gallerie d’Italia, e realizzata da Civita Mostre e Musei (il catalogo è edito da Allemandi) approfondirà anche la storia dell’opera, che è quasi una macchina bareocca, con attenzione alla ricostruzione ideale dell’altare ligneo progettato dallo stesso Preti per la tomba di famiglia e destinato ad accogliere la pala. Anche quest’anno, insieme alla mostra in Sala Alessi, torna «Natale nei borghi» per promuovere la conoscenza dei tesori d’arte nei quartieri e nei borghi storici di Milano.
