In una città che non dorme mai, la differenza la fanno ancora le persone. Non le tecnologie da sole, non i sistemi automatici, ma chi sa leggerli, collegarli e trasformarli in giustizia. È esattamente quello che hanno fatto Carmine Mele e la Squadra Investigativa del Commissariato Mecenate.
La sera del 14 settembre, nel mezzanino della fermata Brenta sulla linea gialla, un uomo di 56 anni è stato aggredito a pugni in testa, derubato di due collanine d’oro e accecato con lo spray al peperoncino. Un’azione rapida, violenta, pensata per lasciare poche tracce. Invece ne ha lasciate troppe. Troppe per chi sa dove guardare.
Gli investigatori di via Quintiliano non si sono limitati a visionare le immagini delle telecamere della metro. Hanno ricostruito ogni movimento, ogni angolazione, ogni secondo. Il sistema di riconoscimento facciale SARI ha dato i primi nomi. L’analisi dei profili social ha fornito il resto: i video girati la sera prima in Duomo, gli stessi abiti indossati durante la rapina, la collanina esibita su Instagram con la colonna sonora di Baby Gang, le “rose” di soldi su TikTok. Vanterie da ragazzini che si sono rivelate prove.
Quando la vittima, ricoverata con sette giorni di prognosi, ha riconosciuto i due volti, il quadro era completo. Uno dei due, Saltan Dawoud, 21 anni, è stato fermato proprio mentre si recava al Commissariato di Bonola per l’obbligo di firma: in tasca aveva ancora lo spray al peperoncino. L’altro era già a San Vittore per una rapina precedente. Profili seriali, con una sequenza di denunce e arresti che risale al 2023-2024, chiusi in poche settimane di lavoro mirato.Non è stato un colpo di fortuna. È stato metodo. È stata la capacità di un dirigente e di una squadra di tenere insieme immagini, tecnologia, social e lavoro sul territorio senza perdere di vista il fatto essenziale: dietro ogni denuncia c’è una persona che è stata picchiata e derubata in una stazione della metro.
In un periodo in cui Milano compare in cima alle classifiche nazionali per furti e rapine, il lavoro del Commissariato Mecenate ricorda che i numeri si possono ancora invertire, una indagine alla volta. Non con proclami, ma con le manette. Non con slogan, ma con i fatti.
A Carmine Mele e alla sua Squadra Investigativa va il riconoscimento che merita: quello di chi fa il proprio mestiere con precisione, tenacia e risultati concreti. In una città che ogni giorno chiede sicurezza, questa è la risposta che conta.
