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Perego promuove il progetto. Sardone: «Pd imbarazzante, rinnega la vendita». FdI: «Dallo sponsor 650 milioni e Sala ha svenduto tutto per 197». Milanisti e nerazzurri divisi: «Sembra un termosifone anni '80», «capolavoro»

Lo stadio divide tifosi e politica

Perego promuove il progetto. Sardone: “Pd imbarazzante, rinnega la vendita”. FdI: “Dallo sponsor 650 milioni eSala ha svenduto tutto per 197″. Milanisti enerazzurri divisi: “Sembra un termosifone anni ’80″, “capolavoro”

Una immagine del Il nuovo stadio di Milano che si chiamer� 'Generali Stadium', diffusa il 29 ottobre 2026. ANSA/ UFFIICO STAMPA ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI - NPK+++

Questa sera si scontrano sull’erba del Meazza per il derby ma due sere fa al Castello Inter e Milan hanno alzato il sipario sul nuovo stadio - «Generali Stadium» - e festeggiato insieme una tappa clou del percorso. «Ci lavoro dal 2017, può bastare? É stata una cosa rapida» ironizza il presidente rossonero Paolo Scaroni. Lo svelamento dei primi rendering firmati da Norman Foster e David Manica «è il culmine di anni di lavoro e determinazione per portare uno stadio di livello mondiale a Milano e in Italia». Per il presidente dell’Inter Beppe Marotta «San Siro rappresenta un patrimonio di memoria storica ma non soddisfa più i requisiti - spiega il presidente dell’Inter Beppe Marotta -. Il Real Madrid genera 250 milioni di euro all’anno dal Bernabeu, noi poco sotto i cento. Uno stadio è anche fonte di ricavi e c’è un divario troppo ampio tra noi in Italia e alcuni rivali in Europa, incide sulla competitività e ci mette in posizione molto difficile». Per il tecnico dell’Inter Cristian Chivu il «nuovo fa un po’ paura all’inizio ma il mondo va avanti, va accettato». Allo show-evento al Castello hanno partecipato 500 persone tra istituzioni, stakeholder, campioni. L’assessore allo Sport Martina Riva promuove: «Due anelli rialzati, 71.500 posti, più di un miliardo di euro investiti dalle squadre, il colore delle facciate che cambia a seconda di chi gioca. Vederlo, anche solo sulla carta fa oggettivamente un certo effetto. Milano ha sempre saputo guardare al futuro e anche questa volta intende mantenere la promessa. Sarà la casa di tutti i tifosi: una casa all’avanguardia, accogliente, accessibile, all’altezza della storia di Milan e Inter e dei suoi campioni. Il primo passo per il rilancio di tutto il quartiere». Entusiasmo che non si ritrova nelle parole misurate della capogruppo Pd Beatrice Uguccioni e Natascia Tosoni: «Il rendering è un punto di partenza importante, adesso deve essere accompagnato dalle valutazioni tecniche e dalle autorizzazioni necessarie. Rimanendo con i piedi per terra, per noi restano prioritari i paletti decisi dal Consiglio e l’uso delle risorse liberate da San Siro». Il Pd Pierfrancesco Majorino, candidato alle primarie, è già in trincea: ha criticato la presentazione «in pompa magna dei club senza che siano concluse le procedure di impatto sanitario e ambientale», è «preoccupante e arrogante». Il possibile sfidante Mario Calabresi vorrebbe «tenere due stadi, l’idea che San Siro venga abbattuto è dolorosa. Non dispero che possa rimanere in piedi con una nuova missione». Per Matteo Perego di Cremnago, proposto da Fi come candidato sindaco del centrodestra, Majorino «rappresenta il partito del no». Invece giudica il progetto «molto interessante e positivo, per gli abitanti si tradurrà in contenimento dell’impatto acustico e rigenerazione dell’intera area. E uno stadio vivo tutto l’anno diventa una destinazione, un luogo attrattivo che crea indotto commerciale e sviluppo». Silvia Sardone, candidata sindaco della Lega, non giudica «esteticamente il nuovo stadio, vedremo una volta realizzato. Avremmo preferito condividere maggiormente il progetto e tutto quello che riguarda lo stadio di Milano e l’area limitrofa. È comunque imbarazzante la polemica a sinistra, ora tutti rinnegano il sì allo stadio dopo che il Pd lo ha sostenuto in aula. Questa sinistra che fa opposizione a sé stessa è sempre più ridicola». Spera che «siano previsti prezzi popolari per alcune aree, non deve diventare un impianto per soli ricchi». Sì convinto dal presidente di Fondazione Fiera Giovanni Bozzetti, anche «per l’indotto sulla città». Con il presidente del Senato Ignazio La Russa sposa l’idea di salvare in tutto o in parte maggiore il Meazza.

Anche l’aula comunale si divide. Il capogruppo FdI Riccardo Truppo dice: «Mai stati contro lo sviluppo ma con la notizia che lo sponsor Generali farà incassare 650 milioni in 25 anni ai club è ancora più surreale che la giunta Sala abbia svenduto stadio e aree» per 197. Anche Alessandro De Chirico (Fi) rimarca che «con la sponsorizzazione le squadre si sono ampiamente ripagate l’acquisto, la svendita che fu uno dei motivi per cui bocciai la delibera. E belli i rendering colorati ma sappiamo poco delle ricadute sul quartiere». Per Alessandro Verri (Lega) «bello il progetto, spiace per il nome, oltre a Generali si poteva mettere un riferimento alla tradizione della città». Al Pd Rosario Pantaleo il nuovo impianto «sembra un posacenere» e Alessandro Giungi contesta: «Sarà intitolato a una compagnia assicurativa, non a Baresi, Facchetti o altri grandi campioni».

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