Millecentottantacinque giorni. Il generale di divisione Giuseppe De Riggi li ha contati uno per uno, e ieri, nel cortile della caserma «Ugolini» di via Moscova, li ha restituiti ai suoi carabinieri. «Citare i giorni non è un esercizio di stile» ha detto. «Danno il senso della quotidianità». La quotidianità di chi ogni mattina indossa l’uniforme per andare a raggiungere i suoi uomini, ovunque siano: nei 461 presidi che punteggiano la Lombardia, dalle caserme di città a quelle di paese, dove il carabiniere è ancora uno che chiami per nome.
Alle 17, davanti agli schieramenti e al Gonfalone di Milano, il comando della Legione è passato al generale Arturo Guarino. De Riggi se ne va, ma non lontano: resta a Milano, vice comandante dell’Interregionale «Pastrengo». Nelle ultime settimane aveva rifatto il giro delle province, Cremona, Como, Pavia, per stringere mani prima di salutare.
Del suo triennio ha scelto di raccontare due immagini, e nessuna è una medaglia. Un maresciallo maggiore e un appuntato scelto che non hanno voluto rinunciare a dare il loro contributo all’inchiesta «Hydra», quella che per la prima volta ha mostrato le mafie in Lombardia messe in società. «In questa ostinazione per la legalità c’è tutta la forza della nostra istituzione.» E una targa all’ingresso di un piccolo borgo che ricorda i carabinieri rimasti accanto agli abitanti per sette anni, quando la frazione era tagliata fuori dal mondo.
Il comandante interregionale Riccardo Galletta, che lo conosce dai tempi di Palermo, ne ha elencato le doti: l’equilibrio, l’integrità, «la profonda umanità». Poi ha detto che non sentirà la sua mancanza. Perché da oggi De Riggi sarà il suo vice.
Guarino ha promesso di proseguire «nel solco tracciato» e di restare vicino ai cittadini «nei borghi come nelle città».
Ma la frase che resta è di chi se ne va. «Io non ho preteso. Ho chiesto». È così che De Riggi ha guidato la Legione per più di tre anni: domandando ai suoi uomini, mai imponendo. E loro, ha detto, gli hanno sempre risposto.
