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Recita di Natale e laicità, Gesù cancellato dalla canzone Jingle Bells: scoppia la polemica

L'episodio ha scatenato la reazione dei genitori dei bambini e quelle di Lega e Fratelli d'Italia

Recita di Natale e laicità, Gesù cancellato dalla canzone Jingle Bells: scoppia la polemica
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Quando si parla di Natale nelle scuole, in genere, la prima cosa che viene in mente è il coinvolgimento dei bambini nella realizzazione delle decorazioni, nell'allestimento del presepe e nella messa in scena delle tipiche recite che precedono il periodo delle festività: negli ultimi anni, tuttavia, si sono moltiplicati i casi in cui queste tradizioni sono state messe in discussione in nome dell'inclusività, e non fa eccezione quanto accaduto a Magliano, in provincia di Grosseto.

Le maestre di una scuola primaria hanno deciso di eliminare la parola "Gesù" dal testo della canzone che i bimbi canteranno in occasione della recita, nonostante per le tradizioni religiose del nostro Paese il 25 dicembre si celebri la sua nascita. Il prossimo 17 dicembre, a meno che il polverone che si è sollevato nelle scorse ore non faccia compiere un passo indietro ai responsabili della modifica, i piccoli intoneranno una versione di Jingle Bells rimaneggiata, dove al posto di "aspettando quei doni che regala il buon Gesù" ci sarà "aspettando quei doni che regala il buon Natal", il tutto per tutelare, spiegano dalla scuola, "la laicità dell'istituto".

I genitori, che hanno comunicato tra di loro tramite una chat di gruppo, sono insorti, chiedendo a gran voce di ristabilire il testo originale. A far sentire tutto il proprio malcontento anche la Lega toscana, che con Susanna Ceccardi ha attaccato la scelta dell'istituto scolastico parlando di un episodio grave che "purtroppo rappresenta un copione che vediamo ripetersi ogni anno: sotto la maschera della cosiddetta 'laicità', si tenta di espellere Gesù dal Natale, trasformando una festa che appartiene alla nostra storia in un generico cartone animato con renne e pupazzi. È una forzatura ideologica che offende il buon senso, la cultura italiana e la sensibilità della maggioranza silenziosa delle famiglie".

"La laicità non significa censurare le tradizioni", affonda ancora l'europarlamentare del Carroccio, "laicità significa libertà, non imposizione da parte di qualche dirigente scolastico che decide di rimuovere la storia pur di non pronunciare la parola 'Gesù'. È una deriva che colpisce l’identità italiana, ed è paradossale che avvenga proprio nelle scuole, dove dovremmo trasmettere cultura e radici, non eliminarle per paura di disturbare qualcuno". "Chi cancella il Natale cristiano non costruisce integrazione", conclude polemicamente Ceccardi,"crea solo smarrimento. La nostra identità è fondata su duemila anni di storia europea, e rinunciarvi non è segno di rispetto, ma di debolezza. Ringrazio le famiglie che hanno avuto il coraggio di protestare e il sindaco di Magliano Gabriele Fusini per aver difeso la tradizione realizzando un presepe pubblico. Questo è il modo giusto di reagire: senza timori e senza complessi. Le nostre tradizioni non si toccano".

Anche Fratelli d'Italia si è scagliata contro la decisione della scuola primaria di Magliano, definendola "inaccettabile". "Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di annacquare la nostra identità in nome di un’idea distorta di inclusione", considera il deputato grossetano di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi,"non si educa al rispetto cancellando la propria cultura, né si tutela la laicità censurando ciò che dà origine alla tradizione natalizia. Il Natale esiste perché celebra la nascita di Gesù: rimuoverlo dai canti dei bambini non ha alcuna logica, né sul piano culturale né su quello educativo". "Direi che siamo di fronte a un abuso di autorità da parte della dirigente scolastica", aggiunge, "che impone la cultura del niente rispetto alla cultura, alla storia e alla religione dello Stato che tra l’altro le paga lo stipendio". Una situazione che, tra l'altro, non è una novita in Maremma, spiega ancora il rappresentante di FdI: "Da anni assistiamo a derive che cercano di annullare le nostre radici con invenzioni fantasiose come la 'Festa d’inverno' o altro", precisa, "questo non è includere, è privare ai bambini di sapere cosa festeggiano e cosa festeggiavano i loro padri e i loro nonni. È far credere ai bambini che per convivere con gli altri bisogna cancellare la propria identità".

"Difendere il Santo Natale non significa imporre una fede, ma tutelare la verità storica, religiosa e culturale che ha plasmato la nostra civiltà", considera in conclusione Rossi,"una comunità che smette di riconoscersi

perde il senso di sé e diventa fragile. Mi auguro che si torni al buon senso e al rispetto della nostra storia, delle nostre radici e tradizioni. I bambini meritano verità, non censure ideologiche".

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