Ci sono sabati che a Milano si passano a scegliere il brunch, e sabati che si passano a contare i blindati. Oggi è un sabato del secondo tipo, con una particolarità che solo questa città sa offrire: il momento di massima tensione non è quello che ci aspetteremmo.
Il corteo ProPal del pomeriggio è ormai una liturgia che chi si occupa di ordine pubblico conosce a memoria. Concentramento alle 15 in piazza della Repubblica, oltre mille persone attese, i centri sociali in prima fila e il solito camion con l’impianto audio a dettare il ritmo. È «attenzionato» (termine gergale poliziese, ndr) certo, un po’ più degli altri, proprio per quella presenza antagonista che di rado si limita a sventolare bandiere. Ma resta una liturgia. Il percorso è quello classico: via Tarchetti, via Manin, piazza Cavour, via Senato, corso Venezia e chiusura in San Babila. Cioè nel salotto buono, dove le vetrine del lusso sono abituate a fare da fondale a qualunque causa (ormai ci fanno caso solo i vetrinisti).
No, la vera sveglia per questura e reparti mobili suona alle 10 del mattino. In via Rizzoli, proprio davanti al centro sociale Lambretta, la Lega per Salvini Premier ha organizzato un presidio, con Matteo Salvini in persona e Silvia Sardone. Davanti al Lambretta. È un po’ come organizzare una degustazione di salumi sotto la sede di un’associazione vegana: si può fare, è perfettamente legittimo, ma nessuno può fingere di non sapere che effetto farà.
E qui sta il punto. Il diritto di manifestare, si sa, è di tutti. Vale per chi vuole la Palestina libera e per chi vuole ricordare che certi spazi occupati a Milano godono di una tolleranza mai concessa al cittadino qualunque, quello che l’affitto lo paga. Il problema è che a una parte della città il primo diritto pare sacro e il secondo una provocazione. Così basta che un partito di governo si presenti sotto le finestre di un centro sociale perché scatti l’allarme, come se il rischio fosse il presidio e non chi potrebbe reagire.
Gli addetti ai lavori lo dicono senza giri di parole: quello di stamattina è l’appuntamento da non sbagliare. Poi, archiviato il Lambretta, si ricomincia: pranzo veloce, cambio turno e via verso piazza della Repubblica. Due piazze, due Milano, un solo sabato. E una questura che, per una volta, spererebbe soprattutto di annoiarsi.
