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Cronaca locale

Scoppia la rabbia dei commercianti. “Troppe disdette e centro deserto”

Le scene dei saccheggi hanno fatto il giro del mondo: “I turisti non vengono più. Danno enorme”

Blindate Le vetrine del centro protette dai pannelli e da uno schieramento di agenti e soldati

Danno d’immagine e psicosi: in città si è innescato un circolo vizioso che sta danneggiando il mondo del commercio e della ristorazione. Dopo il week end di saccheggi e terrore del 17 e 18 ottobre, con le immagini dei ragazzini vestiti di nero e con balaclava svaligiavano i negozi, che hanno fatto il giro del mondo, il centro vive nella paura. Anche ieri in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati, che notoriamente hanno un efficacissimo servizio d’ordine, fiancheggiato da uno schieramento di forze dell’ordine delle grandi occasioni, i commercianti si sono blindati dietro paratie di legno e vetrine oscurate. In centro, da via Torino a corso Vittorio Emanuele, da via Manzoni a via Monte Napoleone i titolari dei negozi, che in alcuni casi vestono insegna straniera soprattutto francese, e le grandi catene, hanno si sono blindati. «Manco fossimo durante la guerra in Kosovo» dice qualcuno commentando lo scenario da fine del mondo . C’è chi ha protetto le vetrine con le paratie, chi ha oscurato le vetrne con vetrofanie, chi ha schierato guardie giurate davanti all’ingresso e chi più semplicemente ha abbassato la claire. In questo caso si tratta solo di piccoli negozi, che non possono permettersi di subire nemmeno un danno. Ma c’è anche chi «con 2 milioni di euro l’anno d’affitto - dicono altri - possosno anche sopportare una vetrina rotta, sicuramente meno grave rispetto al danno di immagine che provoca vedere oscurati i punti luce». Ma tant’è la psicosi è servita. «Blindare così le vie dello shopping sta creando un danno di immagine notevole - attacca Gabriel Meghnagi, vicepresidente di ConfCommercio Milano - si sta creando un circolo vizioso: si ha paura e si blindano le etrine, ma così si trasmette un’immagine di Milano che non fa bene a nessuno. I clientisono disorientati, i turisti pensano di essere capitati in uno scenario di guerra. IL ristltatao è che non c’è in giro nessuno e anche ieri, nononostante fosse tutto tranquillo e abbimoa peros un’intera giornata di lavoro». L’associazione di categoria sta pensando di chiedere dei ristori per i negozianti che hanno subito dei danni il week end del 17 e 18 ottobre in modo da dare un aiuto e un messaggio di conforto ai negozianti per fugare la paura e lo spettro del fallimento».

Tanto per rendere l’idea della tensione che corre sul filo in corso Buenos Aires è bastato ieri vedere all’orizzonte i fumogeni in piazzale Loreto e sentire l’eco degli slogan scanditi a gran voce dalle migliaia di manifestanti, per seminare il panico. E dire che in Buenos Aires i negozi erano aperti, solo Decathlon ha deciso di abbassare la serranda, dopo i saccheggi subiti dallo store di piazza Castello durante i disordini del 17 e 18 ottobre. «Apertura posticipata» avvertiva un cartello. In via Vitruvio diversi negozi avevano abbassato le serrande per precauzione: «Temiamo che ci distruggano il negozio», hanno raccontato alcuni esercenti.

Diversa la situazione in Galleria dove tutti i ristoranti e i cafè sono rimasti aperti sempre. «Ho chiuso solo sabato 17 alla sera - racconta Pier Galli, titolare del ristorante Galleria e portavoce dell’associazione Il Salotto -perchè mi è stato consigliato fortemente dalle forze dell’ordine. Per il resto abbiamo sempre tenuto aperto, ma ho avuto già tantissime disdette. Ottobre per noi è sempre un mese pieno perchè ricco di congressi e appuntamenti fieristici, ma dopo le immagini della devastazioni che hanno fatto il giro del mondo - continua galli - gli stranieri hanno cancellato le prenotazioni per cene, e pranzi di affari. Stiamo pagando il conto di un danno di immagine enorme e non sappiamo quanto ci vorrà per riparare. Stesso discorso per i milenesi: non vengono in centro nel week end e non si fermano a pranzo o a cena, come invece avviene di solito». La paura non è programmabile.