"Io, senegalese di sinistra. Il Pd la smetta di far politica sugli stranieri"

Serigne Modou Ngome, ex-presidente della comunità senegalese di Livorno, non ha risparmiato stoccate alla "sua" sinistra

Serigne Modou Ngome, ex-rappresentante della comunità senegalese di Livorno

“Lo dico subito: io sono di sinistra. Ma ciò non vuol dire che non debba essere obbiettivo: ho l'impressione che talvolta anche la sinistra abbia fatto e faccia politica sulla pelle degli stranieri, esattamente come altre forze politiche. E questo è inaccettabile”.

Serigne Modou Ngome ha trentotto anni, è arrivato in Italia nel 2010 dal Senegal e sino a pochi anni fa è stato presidente della comunità senegalese di Livorno, la città in cui vive. Ha sposato una livornese, lavora come vigilante e si è candidato per il Consiglio di zona della città toscana. E va detto che la dialettica non gli manca, al pari della diplomazia: così come non risparmia critiche alla “sua” sinistra, non rinuncia a “strizzare l'occhio” al centrodestra: "La politica ha spesso utilizzato i migranti a fini propagandistici. E nemmeno la sinistra è esente da questa pratica: si parla di inclusione, di accoglienza, ma accanto a chi si impegna veramente c'è purtroppo anche chi ne approfitta per tornaconto personale o per fare carriera. Ed è una cosa che non mi piace".

All'opposizione, l'attenzione è tornata sul caso dell'onorevole Aboubakar Soumahoro, anche alla luce del recente servizio di Striscia La Notizia. E fra gli elettori che stanno seguendo con la vicenda c'è anche Serigne. "Sono garantista, vedremo come si evolveranno le cose. Certo, chi sbaglia deve pagare e qualora le accuse sul suo conto si rivelassero fondate, sarebbe un fatto gravissimo - ha aggiunto - e non solo per l'onorevole Soumahoro: ad uscirne con le ossa rotte, a mio avviso, sarebbe indirettamente anche la credibilità delle comunità africane presenti nel Paese. Anche per questo gli auguro e spero che possa alla fine rivelarsi davvero estraneo ad ogni accusa".

Il trentottenne, pur esprimendo la sua preferenza per il governatore dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini nella corsa alla segreteria del Partio Democratico, non ha risparmiato "stoccate" ai dem. "Bonaccini può essere la persona giusta, ma a prescindere da chi vincerà il Pd deve a mio avviso tornare fra la gente, raccogliendo in primis le istanze delle periferie - ha proseguito - deve insomma tornare a fare la sinistra: parlare di lavoro e di diritti sociali, non solo di diritti civili. Sono sempre di più i cittadini, italiani e non, che faticano ad arrivare a fine mese. Servono risposte concrete a problemi reali. E mi spiace constatare che l'”argomento Ius Soli” sia scomparso dal dibattito pubblico: chiunque nasca in Italia deve secondo me essere considerato cittadino italiano. Ciò non toglie che chi delinque debba essere punito e la legge deve valere ovviamente anche per gli stranieri".

Dulcis in fundo, sia pur nei limiti descritti dalla divergenza di vedute sul piano politico, l'ex rappresentante dei senegalesi ha spezzato una lancia a favore del centrodestra.

"Non ne condivido la visione politica su diversi temi, ma reputo il presidente del Consiglio Giorgia Meloni una persona intelligente, nonchè dotata di grande carisma - ha chiosato - se in numerose realtà di tradizione comunista come Livorno, ma non solo, interi quartieri popolari hanno votato Fratelli d'Italia bisognerà pur riconoscerle qualche merito. O no?".

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