Un cittadino marocchino già destinatario di un decreto di espulsione, che dunque non avrebbe dovuto trovarsi in Italia, e una giovane donna italiana. Sono le due vittime dell’incendio scoppiato nella notte tra domenica e lunedì al Porto Vecchio di Trieste, all’interno di un magazzino abbandonato utilizzato da tempo come rifugio di fortuna. Secondo quanto risulta da fonti vicine alla vicenda, l’uomo era già stato raggiunto da un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale. Un elemento che solleva interrogativi sulla sua permanenza in Italia, mentre gli investigatori lavorano per ricostruire le cause del rogo. L’incendio è divampato poco prima delle 23 nel magazzino 18, una struttura dismessa di tre piani dove trovavano riparo numerosi migranti arrivati attraverso la rotta balcanica. Secondo le prime ricostruzioni, a provocare le fiamme potrebbe essere stato un fornello utilizzato per cucinare oppure una stufetta accesa per riscaldarsi. Il fuoco si è propagato rapidamente, raggiungendo anche un soppalco in legno che è successivamente crollato. Molti degli occupanti sono riusciti a fuggire, mentre i due giovani, entrambi tra i 20 e i 30 anni, sono rimasti intrappolati in una stanza al primo piano. I vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la notte per spegnere l’incendio e mettere in sicurezza l’edificio. Durante le operazioni sono stati trovati i corpi, che probabilmente sono morti a causa delle esalazioni del fumo. La Procura di Trieste ha aperto un’indagine per accertare le cause del rogo. La tragedia riaccende il problema dei magazzini abbandonati del Porto Vecchio, utilizzati da tempo come ripari improvvisati. Il sindaco Roberto Dipiazza ha chiesto al ministero dell’Interno di accelerare i trasferimenti dei migranti dalla città.

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