“Vuoi morire stasera?”. È questa la domanda che una donna di 59 anni si è sentita rivolgere da un immigrato nigeriano mentre rientrava a casa con il marito e con una delle sue figlie. Sembrava una serata come tante quando, all’improvviso, la signora si è sentita afferrare al collo da dietro: la sua famiglia camminava più avanti, lei era rimasta indietro per mandare un messaggio ed è forse a quel punto che lo straniero ha percepito una possibilità per sferrare il suo attacco.
“Abbiamo parcheggiato più o meno davanti alla sede dei Testimoni di Geova. Loro sono andati avanti e io camminavo dietro perché scrivevo un messaggio all’altra figlia che era al mare. Erano le 22,15 e mentre camminavo guardavo la splendida luna in cielo”, ha raccontato la donna a La Nazione. Nel momento in cui la 59enne ha commentato la luna con i familiari “un ragazzo che era sul marciapiede, all’ultimo terratetto della strada, mi ha afferrato per il collo, parlando nella sua lingua che non capivo ovviamente e l’unica frase in italiano che ha pronunciato tre volte in italiano è stata ‘vuoi morire stasera?’. In quel frangente, mi passavano davanti le storie di donne uccise che avevo letto o sentito in televisione e la mia paura era che nell’altra mano poteva avere un coltello e mi avrebbe accoltellata”.
Pare che però l’uomo non fosse armato di coltello ma pochi minuti prima avrebbe rotto una bottiglia di birra i cui cocci, com’è noto, sono un’arma impropria affilatissima. “Mi ha stretto la catenina, un crocifisso e l’effige della Madonnina miracolosa che in quel momento stavo pregando. Ma il suo obiettivo non era strappare la catenina, altrimenti lo avrebbe fatto subito”, ha proseguito la donna, spiegando che a quel punto suo marito si era già avvicinato per darle soccorso, urlando allo straniero di lasciar stare la moglie. Non è ben chiaro quale fosse l’obiettivo del nigeriano, fatto stà che dopo pochi minuti ha mollato la presa ed è scappato. “Non sono andata al pronto soccorso, ho sporto denuncia ai carabinieri ma è chiaro che non succederà nulla. Penso alle mie figlie di 23 e 25 anni che spesso sono state molestate verbalmente nei giardini della biblioteca, quando tornano a casa. Da quelle panchine viene sempre odore di hashish: lo so che toglierle vuol dire spostare il problema altrove ma non possiamo dargliela vinta”, ha concluso amaramente la vittima.
