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Cronaca nera

76enne investito nel Milanese. Un arresto

L’autista guidava sotto l’effetto di alcol e droga e non si è fermato

Esplosivi nel box: una "marmotta" carica e 3,5 kg di polvere pirica

Ci sono strade che in Lombardia esistono ancora come esistevano cinquant’anni fa: due corsie strette tra i campi, nessun lampione, l’asfalto che si confonde con la notte. È lungo una di queste - la statale 341, il tratto che a Turbigo (a ovest dell’hinterland milanese, al confine esatto con il Piemonte) corre verso il ponte di ferro sul Ticino - che poco dopo le tre della notte tra sabato e domenica si è consumata la fine di Francesco Calderaro, 76 anni, residente a Villata, nel Vercellese, uomo conosciutissimo anche nel Novarese per aver lavorato per anni all’Est Sesia, il maggior consorzio di bonifica italiano. Stava pedalando a bordo strada Calderaro, di ritorno da chissà dove, quando un’auto lanciata nel buio lo ha centrato in pieno. L’impatto lo ha sbalzato dalla bicicletta. È morto sul colpo, sull’asfalto, tra i pezzi della sua due ruote distrutta, uno specchietto che non era il suo, qualche effetto personale sparso come detriti di un naufragio minuscolo. L’auto non si è fermata. Chi guidava ha visto, forse ha sentito, e ha scelto comunque di proseguire nel buio, lasciando che fosse la notte a farsi carico di un uomo morente sul ciglio della strada.

Calderaro infatti l’hanno trovato altri automobilisti, di passaggio, per caso. Quando i soccorritori sono arrivati, in codice rosso, non c’era già più nulla da fare. Da lì è partita la caccia: i carabinieri della sezione operativa di Legnano (Mi) e della stazione di Cuggiono al lavoro sui varchi che leggono le targhe, a ricostruire a ritroso la traiettoria di un’auto pirata nella notte. Poi verso le sei del mattino un passante ha segnalato una coppia in stato confusionale, ferma accanto a una macchina parcheggiata in una frazione di Turbigo, a neanche un chilometro dal luogo dello schianto. Come se il colpevole, dopo aver corso tutta la notte, si fosse infine fermato ad aspettare di essere trovato.

Si chiama Patrick V., 35 anni, meccanico per Leonardo Spa, residente a Galliate (No). Ai militari ha provato prima a raccontarla in un altro modo, quella notte: «Ho urtato qualcosa» ha detto, come se un uomo in bicicletta potesse essere scambiato per una buca, un cordolo, un animale di passaggio. È durato poco, il tentativo. Ha ammesso di essersi messo alla guida ubriaco e drogato, con la compagna accanto, di aver colpito qualcosa nel buio e di essere scappato senza fermarsi a guardare cosa.

Il pubblico ministero della procura di Busto Arsizio ha disposto l’arresto per omicidio stradale e omissione di soccorso. Sono in corso gli accertamenti clinici e tossicologici per stabilire con precisione lo stato psicofisico dell’uomo al momento dello schianto.

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