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"Abbiamo saputo alcune cose...". L'ipotesi di pressioni sui testimoni di Crans Montana

L'avvocato delle vittime: "Ci sono elementi nuovi, che spetta al pm verificare"

"Abbiamo saputo alcune cose...".  L'ipotesi di pressioni sui testimoni di Crans Montana
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Possibile che, con la cauzione fissata dalla Procura di Sion e la possibile liberazione dei coniugi Moretti, l’inchiesta di Crans Montana possa in qualche modo compromettersi? È l’ipotesi avanzata da Jean-Luc Addor, avvocato delle famiglie delle vittime nel servizio andato in onda a Quarta Repubblica, realizzato da Lodovica Bulian, che accende un faro inquietante sull’inchiesta svizzera legata al dramma dell’incendio al Constellation.

Nel servizio televisivo, l’avvocato intervistato – che assiste alcune delle parti coinvolte – mette nero su bianco una preoccupazione che riguarda la scelta della Procura di stabilire a 200mila euro a testa la cauzione per rimuovere le misure cautelari a cui ora sono sottoposti i due indagati. Una preoccupazione che va ben oltre la possibilità che i Moretti possano sottrarsi alla giustizia. “In Svizzera è piuttosto raro che si ricorra alla cauzione in un caso del genere”, spiega il legale convinto che il rischio concreto non sia tanto la fuga di Jacques e Jessica, bensì che qualcuno possa interferire con l’accertamento della verità. "La questione è capire se esiste solo il pericolo di fuga o se, come pensiamo noi, ci sia anche il pericolo di collusione. É evidente che ci sia nel rapporto tra i titolari e i dipendenti sopravvissuti". Il rischio, a suo dire, potrebbe estendersi anche a soggetti esterni, "magari tra le autorità comunali".

Secondo quanto fatto intendere da Addor, esisterebbero elementi che farebbero pensare a pressioni esercitate su alcuni testimoni. "Non posso entrare nei dettagli - spiega - ma posso dire che alcuni elementi di cui siamo venuti a conoscenza sono stati trasmessi al pubblico ministero e alla polizia”. Alcuni elementi segnalati già da qualche tempo, altri più recentemente. “Abbiamo saputo certe cose e le abbiamo trasmesse”, aggiunge. “Ci sono elementi nuovi, che spetta al pm verificare. E poi ce ne sono altri, non nuovi, che a mio avviso fanno sì che sussista il rischio di collusione”.

Ancora più inquietante è l’ipotesi che alcuni testimoni possano aver avuto timore a dire tutta la verità.

Alla domanda della cronista se sia possibile che chi è già stato interrogato abbia subito pressioni o abbia avuto paura, la risposta è netta: "Sì, è possibile. Certo". Nonostante ciò, conclude l’avvocato, la Procura continuerebbe “a non riconoscere” il rischio di collusione, un atteggiamento che la difesa contesta fin dall’inizio dell’inchiesta.

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