Chi è l’Ignoto X del caso Resinovich? È l’assassino, oppure si tratta di una contaminazione? Quante persone c’erano sul luogo di ritrovamento? Il vedovo, attualmente unico indagato, può essere escluso? Quarto Grado ha provato a raccogliere le informazioni che nelle primissime ore dopo il 12 ottobre scorso - giornata limite per la consegna della mega perizia - si sono susseguite anche in maniera un po’ disordinata.
Il Dna
I periti Paolo Fattorini, Chiara Turchi ed Eva Sacchi hanno impiegato 468 giorni per formulare una risposta - in 263 pagine - ai quesiti posti dalla gip di Trieste Flavia Mangiante: è stato un grande lavoro il loro, considerata anche la quantità gargantuesca dei reperti sequestrati da periziare.
Ciò che è emerso, e che è noto da alcuni giorni, è che non ci sarebbe il Dna di Sebastiano Visintin, indagato per l’omicidio di Liliana Resinovich, sul luogo del ritrovamento del corpo. La 62enne venne infatti rinvenuta nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste il 5 gennaio 2022, tre settimane dopo la sua scomparsa. È stato individuato un profilo genetico maschile di uno sconosciuto, un Ignoto X, sui jeans della vittima e sui sacchi neri che ne avvolgevano parzialmente il corpo. Sono stati attualmente esclusi tutti gli uomini che in qualche modo citati nell’indagine, compreso il primo medico legale. Andrà ricercato a questo punto l’eventuale match con i soccorritori, per stabilire con certezza che non ci sia stata contaminazione, tuttavia dai video del ritrovamento tutti indossano mascherine e guanti in lattice.
Le fibre
Sono state tuttavia rinvenute delle tracce di una giacca grigia e nera di Visintin sul retro del giubbotto di Liliana Resinovich - lo stesso giubbotto indossato dall’indagato il giorno della scomparsa della morte. Quarto Grado si è interrogato sulla possibilità che questo elemento rafforzi la consulenza di Cristina Cattaneo, che ipotizzava l’omicidio a seguito di una presa alle spalle della donna, denominata chokehold. Per quanto riguarda le altre fibre confrontate con il vestiario di Visintin di quel giorno, la contaminazione dalle fibre dei guanti rossi è stata ritenuta statisticamente debole, mentre non è stato possibile procedere al confronto con quelle della maglia gialla, poiché l’indagato avrebbe consegnato agli inquirenti una maglia simile ma non la stessa: chi indaga se ne sarebbe accorto dalla zip.
Le scarpe
C’è poi il nodo delle scarpe particolarmente pulite, che non presenterebbero tracce significative del terreno sul luogo del ritrovamento. “Queste perizie - ha commentato in collegamento il fratello della vittima Sergio Resinovich - ci danno l’ulteriore conferma che mia sorella è stata portata lì da qualcuno, purtroppo era già morta. Non so se le fibre daranno certezze sull’assassino, ci sono tante domande da chiarire, punto d’onore alla procura che sta cercando di dipanare la matassa. La mia idea è che Sebastiano c’entra: lui sa di sicuro cosa è successo, non posso assicurare che sia l’esecutore materiale, ma lui sa”.
In studio il suo avvocato Nicodemo Gentile che ha ricordato come inizialmente la vecchia procura di Trieste avrebbe preso un “abbaglio” sul “suicidio di plastica”: “Quella non è la scena criminis ma dove è stato portato il corpo di Lilly. Non aver trovato tracce di Visintin, attualmente indagato a cui riconosciamo la presunzione di non colpevolezza, è qualcosa che ci sconvolge. Nulla era stato trovato anche prima, ma ad aprile 2025 è stato indagato, evidentemente la procura ha altri elementi. È solo un elemento di un mosaico. Comunque qualcosa è stato trovato, qualcosa che ci farà ragionare”, ha spiegato il legale riferendosi alle fibre.
La GoPro
Ma c’è dell’altro. Visintin ha sempre sostenuto che la GoPro 9, utilizzata da lui tra le 12.16 e le 13.33 del 14 dicembre 2021, giorno della scomparsa della moglie, fosse la sua prima telecamerina di questo tipo e che non avesse grande dimestichezza. La GoPro costituisce gran parte del suo alibi, sebbene i video siano stati acquisiti a gennaio 2022 dalla sua app - mentre il device è stato sequestrato solo a giugno 2023, dopo che la scheda di memoria era stata inizializzata. Dai video forniti mancherebbero 10 minuti di girato su 40.
Pare ci fosse un’altra GoPro in possesso da Visintin nell’ottobre 2013, recuperata da pochissimo dai consulenti informatici che affiancano Sergio Resinovich. Uno di loro, Francesco Zorzi, ha spiegato di aver “acquisito anche i primi video registrati all’acquisto del dispositivo”, ovvero una GoPro Hero3+.
In trasmissione sono stati mostrati anche dei video inediti che ritraggono Liliana Resinovich, che si può notare in alcune espressioni peculiari. Lo psichiatra Massimo Picozzi ha commentato come la donna si mostri in quei filmati come “assolutamente fredda e distaccata. Diciamo che lui (Sebastiano Visintin, ndr) andava per baciarla e lei cercava assolutamente di schivarla questa cosa. Forse anche il carattere, ma non solo”.
Il terzo uomo
Picozzi si è però concentrato anche su un altro particolare. “In questo boschetto Resinovich non c’è arrivata da sola e nel sottobosco, che sappiamo essere molto fitto, non ci sono segni di graffiatura, quindi c’erano due persone”, ha illustrato lo psichiatra. Sergio Resinovich si è detto d’accordo, aggiungendo che ce ne sarebbe stata anche una terza: si tratta di un uomo ancora misterioso, avvistato alle 5 del mattino del giorno precedente al ritrovamento di un corpo, da una donna che si recava al lavoro con il marito. La potenziale pista relativa a questa testimonianza non è ancora stata valorizzata, ma non è detto che con i nuovi risultati non lo sarà.
