Ieri, ore 12.30. Zona Porta Venezia, tra i Bastioni e viale Vittorio Veneto. Il sole alto. Il traffico denso. Una decina di persone in mezzo alla carreggiata. Una di loro è una donna. Cammina storto, gli occhi fuori posto, le braccia che non sanno dove andare.
Gli altri hanno già le spranghe in mano. Bastoni corti. Bottiglie di vetro. Sassi raccolti in fretta dal bordo della strada. Si muovono come se le auto non esistessero. Da una parte all’altra della carreggiata. Si inseguono. Si colpiscono. Una bottiglia vola, descrive un arco netto, sfreccia davanti a un parabrezza e si frantuma sull’asfalto. Un sasso rimbalza due volte e finisce sotto una ruota.
I clacson sparano tutti insieme. Le macchine frenano di colpo. Qualcuno sterza. Qualcuno rischia di investire i corpi che corrono. Un tram si ferma a metà incrocio, le porte chiuse, i passeggeri incollati ai finestrini. Un ciclista scende dalla bici e la tiene davanti a sé, come uno scudo, aspettando che passi.
I turisti si schiacciano contro i muri e i cancelli. Qualcuno grida. Qualcuno alza il telefono e filma. Una famiglia con un passeggino si infila di corsa in un portone lasciato socchiuso. I tavolini di un bar vengono trascinati via dai camerieri, le sedie rovesciate restano lì, in mezzo al marciapiede.
La rissa si sposta verso l’ingresso dei Giardini Montanelli, poi torna indietro, poi di nuovo avanti. Dieci minuti di questo. Bastoni alzati. Vetro che si rompe. Scarpe che strisciano. Respiri corti. Colpi sordi. Le grida si accavallano, indistinte, in più lingue. Nessuno sembra guidare la scena, e proprio per questo fa più paura: sembra un corpo unico che si contorce senza una testa.
Poi arrivano i carabinieri. Scendono dalle macchine con il passo di chi sa già cosa deve fare. Corrono. I corpi si disperdono. Uno viene raggiunto vicino alle aiuole, gli altri spariscono tra i viali e i cancelli. Le pattuglie si dividono, inseguono le tracce nei sentieri del parco, tra le panchine e i pini.
La situazione rientra. Il traffico riprende a muoversi, più lento, più attento. Un vigile urbano dirige a mano le auto rimaste incolonnate. I passanti si affacciano, si fermano un attimo, poi proseguono. Resta solo il vetro a terra, qualche sasso, e l’odore di qualcosa che non è ancora finito.
Questa è la scena che resta impressa. Quella che finisce nei video e nei titoli. Il far west in pieno giorno, in una delle zone più trafficate e turistiche della città. Dieci minuti di caos puro, in mezzo al traffico di mezzogiorno, davanti a chi passava di lì per caso e si è trovato dentro una scena che a Milano, fino a qualche anno fa, sembrava impossibile.
