Milano è una città piena di occhi. Telecamere a ogni angolo, nelle stazioni, sui tram, fuori dai bar, nei cortili, sui mezzi pubblici. Oltre ventimila solo nel Comune, più quelle private. Aggiungi cellulari, Instagram, gruppi WhatsApp. In teoria niente dovrebbe passare inosservato. In pratica succede ancora.
Ogni tanto qualcuno emerge dal nulla. Arriva da fuori o vive qui per anni senza lasciare traccia. Si muove tra le fessure del sistema. Lamin Saidilly, 22 anni, è arrivato martedì 23 giugno da Conegliano. Dieci giorni da fantasma: due notti in un hotel di via Rubens, proprio in zona San Siro e vicino al bar «La Giada», poi via Fornari in zona Gambara e infine in viale Jenner. Dal 30 giugno, il vuoto. Panchine e giardinetti. Nessun controllo. Solo le schedine degli alloggi.
Sabato mattina ha colpito. Venti coltellate a Gerardo Pastore, informatico di 55 anni residente al Giambellino, davanti all'anziano padre della vittima. Le telecamere hanno ripreso tutto. Bloccato dai clienti, ha detto: «Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio». In tasca bigliettini motivazionali in inglese. Nessun precedente in Italia, nessuna cura psichiatrica. Il padre lo descrive come un bravo ragazzo. Una traccia porta a Leeds 2023: un accoltellamento simile, stesso nome, ma al momento la rogatoria è ancora in via di definizione.
Stamattina Saidilly sarà interrogato nel carcere di San Vittore dal giudice per le indagini preliminari per la convalida dell'arresto. Intranto Pastore resta ricoverato a Niguarda in prognosi riservata, ma le sue condizioni sono in lento miglioramento.
Il questore Giuseppe Petronzi, alla Festa della Polizia dell'aprile 2024, aveva fornito numeri d'interesse sull'argomento delle persone con gravi disturbi mentali che sfuggono al sistema: 2.125 interventi per disagio psichico in un anno, sei al giorno. La polizia fa da tappabuchi a un sistema che non tiene dentro chi dovrebbe.
Questi sono gli invisibili. Non clandestini, spesso regolari. Hanno avuto una vita normale. Poi qualcosa si è rotto. Depressione diventata psicosi, dipendenza, delirio, solitudine paranoia. Milano li perde di vista. O non li intercetta. O non ha posti letto, fondi, volontà politica.
La sorveglianza tecnologica riprende il gesto, non lo previene. Il passamontagna di Saidilly era visibile solo quando ha iniziato a colpire. Succede a Rogoredo, Lambrate, in stazione Centrale. Persone tra i binari, nei parchi. Alcune con schede sanitarie piene di dimissioni «a domicilio». Altre con niente.
Milano pretende di controllare tutto: cantieri, traffico, dehors, rave. Ma quando la testa non funziona più, il controllo si ferma. La polizia interviene, come ha detto Petronzi.
Poi il problema torna ai servizi, alla psichiatria territoriale, alle comunità piene. E l'invisibile torna a circolare.Non è questione di telecamere in più. È cosa puoi fare quando le immagini mostrano solo un uomo che cammina. Prima che alzi il coltello.