Lo hanno trovato agonizzante, in un lago di sangue, accanto ad un monopattino elettrico. Quando sono arrivati i soccorritori a Parco Dora, alla periferia di Torino, le sue condizioni erano già gravissime. Aveva una profonda ferita all’addome, provocata verosimilmente da una coltellata, che non gli ha lasciato scampo. La vittima è un giovane tra i 20 e i 25 anni, di cui non sono state ancora fornite le generalità ma che potrebbe essere di origini straniere. Il killer è in fuga.
È stato visto allontanarsi da un residente degli edifici che si affacciano sul parco poco dopo le 18,30 di venerdì. Quando l’uomo si è accorto di quello che era accaduto, ha dato subito l’allarme: «Correte c’è un ragazzo riverso a terra, non si muove. E ho visto una persona scappare di corsa». Arriva un’ambulanza del 118, i sanitari prestano le prime cure al ragazzo. È incosciente, ha perso molto sangue. La corsa disperata in ospedale non basterà a salvarlo. Sulla vicenda indagano gli agenti della Squadra mobile di Torino, che accorrono in forze a Parco Dora, transennano la zona dell’aggressione e cominciano a fare i rilievi. Cercano indizi sul terreno e tra l’erba, analizzano il monopattino abbandonato accanto alle tracce di sangue, cominciano ad ipotizzare qualche possibile movente. Anche se il contesto in cui è maturata la tragedia è ancora tutto da chiarire. Al momento vengono battute tutte le piste. Da capire per prima cosa se i due si conoscevano e se magari l’omicidio è stata la conseguenza di una lite degenerata al culmine di una discussione. Gli investigatori non escludono neppure la rapina finita male o l’eventualità che possa essersi trattato di un agguato per un regolamento di conti legato a questione di droga, anzi al momento l’ipotesi che il delitto sia nato nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti resta una delle più accreditate. L’unico testimone è il residente che ha dato l’allarme, il quale però ha visto solo la fase finale dell’aggressione e dunque non è stato determinante per le indagini. Gli investigatori sperano di trovare qualche risposta nello smartphone della vittima, che è stato sequestrato, nel quale potrebbero esserci chiamate o messaggi utili a rintracciare il killer. La speranza di chi indaga è anche affidata alle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, che potrebbero aver ripreso, anche se non in prossimità del luogo del delitto, l’assassino in fuga.
Il Parco Dora, nato dove un tempo c’erano le aree industriali della Fiat e della Michelin, poi riconvertite, è diventato un importante punto di aggregazione per i giovani della città, che però da tempo pone problemi di sicurezza, con denunce e segnalazioni di furti, aggressioni, spaccio e vandalismi da parte di chi abita in prossimità dell’area.
