Cronache

All'ergastolo per aver ucciso lo zio, ma Bozzoli resta libero

Giacomo Bozzoli è stato condannato per l'omicidio dello zio ma non andrà in cella. La sentenza ha riaperto il caso: disposte nuove indagini sull'operaio della fonderia

All'ergastolo per aver ucciso lo zio, ma Bozzoli resta libero

Lo scorso venerdì, la Corte d'Assise di Brescia ha condannato all'ergastolo Giacomo Bozzoli con l'accusa di omicidio volontario e distruzione di cadavere dello zio, Mario Bozzoli, smaterializzatosi all'interno della fonderia di famiglia, a Marcheno (Val Trompia) la sera dell'8 ottobre 2015. Ma nonostante la condanna, l'imputato non andrà in carcere. Non solo. La sentenza riapre il caso: i magistrati bresciani hanno disposto nuove indagini sull'operaio Oscar Maggi che, a dir loro, potrebbe aver concorso alla seconda fase del delitto.

Perché Bozzoli resta il libertà

La sentenza, arrivata dopo ben 22 udienze e un anno di processo, fuga ogni dubbio di sorta sull'omicidio in fonderia. Secondo i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Brescia, Giacomo Bozzoli "ha ucciso lo zio distruggendo il corpo nel forno in concorso con altri". Tuttavia, l'imputato non finirà in cella per una serie di paradigmi del nostro sistema giudiziario. Come ben ricorda il quotidiano Il Giorno, Bozzoli non è mai stato sottoposto a misura restrittiva nonostante fosse formalmente iscritto nel registro degli indagati. Questo in assenza dei tre presupposti alla base del provvedimento: reiterazione del reato, inquinamento probatorio (legato anche al contesto in cui è avvenuto il reato), pericolo di fuga (l'imputato non si è mai allontanato dal suo ambito abitativo e di lavoro). E infine, al termine del processo indiziario, l'accusa non ha chiesto la carcerazione di Bozzoli.

Le indagini sull'operaio

Il pg Marco Martani e l'aggiunto Silvio Bonfigli avevano chiesto la pena massima per l'imputato: "La sentenza ha accolto la nostra tesi che Mario Bozzoli sia stato ucciso da Giacomo", hanno spiegato i pm al termine dell'udienza di venerdì. Tuttavia precisano che "rispetto alla nostra ricostruzione c'è la novità come possibile concorrente nei reati di omicidio e distruzione di cadavere dell'operaio Oscar Maggi, che noi pubblici ministeri avevamo ritenuto come responsabile solo di falsa testimonianza". La sentenza emessa dai magistrati bresciani riapre il caso rimettendo in discussione il ruolo di Oscar Maggi, l'operaio che la sera del delitto si trovava nella fonderia. Secondo l'accusa fu Maggi a riattivare il forno andato in blocco dopo la fumata bianca. Lo stesso avrebbe poi "certificato" la versione di Giacomo Bozzoli di avere fatto ritorno in serata alla fabbrica per un cambio delle leghe. Agli atti del processo ci sarebbe anche un colloquio fra l'operaio e il collega Aboagye Akwasi: "Lo sai - sarebbero state le sue parole - che se Beppo (Ghirardini, un altro operaio ndr) ... racconta qualcosa di sbagliato ... siamo nei casini"".

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