Angelo Izzo parla dal carcere: "Ci sono cose che non ho confessato"

Rinchiuso nel carcere di Velletri, a Roma, il mostro del Circeo, Angelo Izzo accetta di parlare: "Non so dire cosa rifarei o al contrario eviterei. Impossibile tornare indietro"

Angelo Izzo  parla dal carcere: "Ci sono cose che non ho confessato"

Angelo Izzo ha parecchie cose "di cui farsi perdonare", ma non sa dire cosa rifarebbe e cosa no. Insomma, il mistro del Circeo non rinnega praticamente nulla della sua vita disgraziata. Nemmeno quei deliri di onnipotenza che lo hanno reso tristemente famoso. Rinchiuso nel carcere di Velletri, a Roma, il mostro del Circeo, Angelo Izzo accetta di parlare con l'Adnkronos.

Il criminale italiano è noto soprattutto per essere stato uno dei tre autori (insieme a Gianni Guido e Andrea Ghira) del cosiddetto "massacro del Circeo". Un triste e raccapricciante episodio che tutti conosciamo. È il 29 settembre 1975 quando due ragazze furono violentate, drogate, seviziate e massacrate per un totale di 35 ore. La Lopez fu infine portata nel bagno del primo piano della villa, dove fu picchiata e annegata nella vasca da bagno, mentre la Colasanti fu quasi strangolata con una cintura e picchiata selvaggiamente.

Quando nel 2004 Izzo venne rimesso in libertà, ammazzò madre e figlia di un ex affiliato alla Sacra Corona Unita per quello che passò alle cronache come il massacro di Ferrazzano, provincia di Campobasso. La sua ultima "trovata" è stata auto accusarsi dello stupro di Rossella Corazzin, la 17enne scomparsa 43 anni fa in Umbria. "Semplicemente - scrive - volevo confessare alcuni dei fatti ai quali ho partecipato nell'ambito di una ricostruzione, chiamiamola storico-giudiziaria". E non è l'unico delitto non confessato. Ci sono "parecchie cose - conferma Izzo - ma sinceramente sono stanco di avere a che fare con investigatori ai quali dovrei fornire io le prove, oltretutto in gran parte si tratta di episodi datati".

Un criminale non pentito

Niente rimpianti, men che mai l'urgenza di chiedere perdono. Izzo non ha mai fatto la guerra a se stesso per i delitti commessi così come per le sue vittime. "Non sento un bisogno di pace - dice al solo sentir parlare di rimpianti - Mi rendo conto che talvolta ho commesso cose crudeli, ma se pure provo dei rimorsi non mi sembra il caso di esibirli". E il mostro poi specifica: "Trovo poco estetico questa specie di mercato che intercorre tra rei e parenti delle vittime. Non appartiene al mio modo di essere e di fare".

Chissà se rinchiuso dentro una cella ha mai ripensato alla sua vita, ai rimpianti, a cose da cancellare. Ma da quello che dice non sembra proprio il tipo da ripensamenti. "Non so dire cosa rifarei o al contrario eviterei. Impossibile tornare indietro - risponde - Certo oggi non vedo tante cose nello stesso modo in cui le vedevo, che so, a 20 anni. Se proprio ho un rimpianto è quello di aver 'collaborato con grandi magistrati come Vigna, Mancuso, Borsellino, Guido Salvini, Grasso, cioè, gente che come me ci credeva, poi invece ho incontrato uno Stato incapace di fare giustizia. Se penso ai vari Sergio Calore e Italo Ceci, assassinati recentemente senza manco ottenere giustizia, sono nauseato...".

Insomma, il mostro rimpiange di aver collaborato con i magistrati, ma delle persone che ha ucciso non si pente proprio. Questo, comunque, si sapeva e poco cambia la realtà delle cose.

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