Anti razzisti e anti ius soli alla faccia della sinistra

Uno spettro si aggira per l'Europa, anzi per il mondo: il giornatismo. Avete letto bene, con la t. Stiamo parlando della consuetudine Onu di istituire la Giornata mondiale di... qualsiasi cosa

Anti razzisti e anti ius soli alla faccia della sinistra

Uno spettro si aggira per l'Europa, anzi per il mondo: il giornatismo. Avete letto bene, con la t. Stiamo parlando della consuetudine Onu di istituire la Giornata mondiale di... qualsiasi cosa. Scorrendo la lista, manca solo quella dedicata ai Rettiliani e al Cactus (nano però). Solo ieri si sono «festeggiati» temi serissimi, come la discriminazione razziale, la sindrome di Down e le foreste, assieme a più generici, come la poesia, mentre c'è da chiedersi a cosa serva una giornata mondiale del profumo. Con l'Onu non manca mai un tocco involontariamente comico; ieri era anche la giornata della «pace Interiore». Bene, questo giornatismo non è che il frutto di un'«epoca dell'immagine del mondo», per dirla con Martin Heidegger, in cui tutto può essere rimpiazzato e manipolato. Venuti meno i grandi valori chiave dettati dall'etica classica e dalla religione cristiana, ogni tribù venera il proprio piccolo dio, fosse anche la pace interiore o il profumo. Ovviamente queste giornate mondiali sono occasione per sinistra, progressisti e tutti gli ismi possibili per agitarsi e auto promuoversi, attaccando chi non li condivide come retrogradi inadatti al consesso civile. È il caso della giornata contro la discriminazione razziale. In modo molto provinciale, la sinistra italiana e i suoi giornali ne hanno approfittato per mettere il vestito allo scheletro appena fatto uscire dall'armadio, lo ius soli.

Affermando che la sua assenza provocherebbe «discriminazioni» e che di ciò sarebbe causa il «razzismo» e l'«odio» della destra (un pezzo della quale governa con loro). Ora, a rigore, lo ius soli nulla ha a che vedere con la discriminazione. Prima di tutto perché la cittadinanza non è un diritto inalienabile, come la libertà di parola, di espressione di culto; altrimenti tutti si incatenerebbero di fronte alle ambasciate Usa per averla. In secondo luogo, i figli di immigrati nati in Italia la cittadinanza la acquisiscono già, e in copioso numero, seguendo procedure apposite: del resto non sarà un caso che i Paesi che la concedono automaticamente siano un'esigua minoranza. In terzo luogo, per essere italiani bisogna volerlo, e se si desidera si affronta anche un po' di burocrazia.

Più che contro quella razziale, la rinnovata battaglia di Letta per lo ius soli appare una strumentale lotta per la discriminazione politica: della destra dal governo. Ma, più che combattente contro il razzismo, l'ex parigino rischia di diventare l'ennesimo emblema del tafazzismo.