Bancarotta fraudolenta, rinvio a giudizio per i genitori di Renzi

Il processo si svolgerà il prossimo 1 giugno dinanzi al tribunale di Firenze

Bancarotta fraudolenta, rinvio a giudizio per i genitori di Renzi

Rinvio a giudizio per il reato di bancarotta fraudolenta, per questo motivo Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori del leader di Italia Viva, finiranno alla sbarra dinanzi al tribunale di Firenze il prossimo 1° giugno.

Ai due è imputato il crack di tre cooperative a loro riconducibili oltre che la contestazione di emissione di fatture false. Un procedimento, questo, che vede comunque coinvolti a vario titolo altri sedici imputati a causa dei medesimi capi di imputazione. Durante l'udienza preliminare, svoltasi lo scorso 3 marzo, il pubblico ministero Luca Turco aveva depositato agli atti una articolata memoria integrativa di circa 40 pagine con lo scopo di consolidare le accuse contastate agli imputati coinvolti nella vicenda.

Vicenda che era partita dalle indagini condotte sulla prima delle tre cooperative in esame, vale a dire la Delivery Service Italia, dichiarata fallita nel giugno del 2015. Secondo il pm Turco, l'azienda sarebbe stata amministrata di fatto da Tiziano Renzi e Laura Bovoli fino al giugno del 2010: per loro, quindi, l'accusa di bancarotta fraudolenta che portò ai domiciliari i genitori dell'ex premier nel febbraio del 2019 (misura revocata dal tribunale del Riesame dopo appena 18 giorni). Coinvolto nella vicenda in quanto parte del Cda della cooperativa, tra gli altri, anche Roberto 'Billy' Bargilli, autista del camper con cui Renzi pubblicizzò la sua candidatura per la carica di segretario del Pd alle primarie del 2012. Agli imputati viene contestato "il fallimento della società per effetto di operazione dolosa consistita nell'aver omesso sistematicamente di versare gli oneri previdenziali e le imposte, o comunque, aggravando il dissesto".

Secondo tassello delle indagini la Europe Service, fallita nell'aprile del 2018: "amministratori di fatto fino a dicembre 2012", i coniugi Renzi sono accusati di aver fatto sparire "con lo scopo di procurarsi un ingiusto profitto e di recare pregiudizio ai creditori, i libri e le altre scritture contabili".

Segue poi il fallimento della Marmodiv (20 marzo 2019 – sentenza del tribunale di Firenze): le contestazioni, oltre ai due, raggiungono anche Giuseppe Mincuzzi, "presidente del cda fino al marzo 2018" e Daniele Goglio, "amministratore di fatto fino a marzo 2018". Questi ultimi, unitamente a Tiziano Renzi e Laura Bovoli, secondo il pm Turco,"concorrevano a cagionare il dissesto della società esponendo, al fine di conseguire un ingiusto profitto, nel bilancio di esercizio al 31 dicembre 2017, approvato dall'assemblea dei soci il 27 giugno 2018 nell'attivo patrimoniale, crediti per 'fatture da emettere' non rispondenti al vero per un importo superiore a 370 mila euro, così iscrivendo a conto economico maggiori ricavi ed evitando di evidenziare una perdita d'esercizio". I responsabili, prosegue il capo di imputazione riportato da "LaPresse", potevano "cedere all'amministratore di fatto Daniele Goglio la cooperativa ormai fortemente indebitata e Goglio poteva tenere la condotta distrattiva contestata". I coniugi Renzi e gli altri 6 imputati nella vicenda Marmodiv sono accusati anche dell'emissione di fatture "per operazioni...in parte inesistenti...al fine di consentire alla Eventi 6 l'evasione delle imposte sui redditi". Quest'ultima società (di cui facevano parte la madre e le sorelle di Matteo Renzi, non inserite tra gli indagati) si occupava di distribuzione di giornali e volantini.

Per le fatture false emesse da Eventi 6 srl (per 140mila euro Iva esclusa) e da Party srl (20mila euro più Iva), entrambe società gestite dai due coniugi, nell'ottobre del 2019 Laura Bovoli e Tiziano Renzi furono condannati a 1 anno e 9 mesi di reclusione (pena poi sospesa) dal tribunale di Firenze. L'imprenditore Luigi Dagostino, accusato di emissione di fatture false e di aver pagato i due per lavori inesistenti, subì una condanna a 2 anni.

Dopo la notizia del rinvio a giudizio, il legale dei Renzi Federico Bagattini ha così commentato: "La decisione del gup era attesa visto il tipo di vaglio a cui è questo chiamato per legge. È però emerso già dalle carte la prova della infondatezza del castello accusatorio, il cui accertamento necessariamente dovrà avvenire in dibattimento. Confidiamo quindi di poter confutare la tesi inquisitoria in tale sede".

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