Bari, chieste 24 condanne per gli esponenti del clan Capriati

Il gruppo mafioso avrebbe acquisito il controllo delle attività di assistenza e viabilità del porto di Bari

Bari - Sono 24 in tutto le condanne - con pene comprese tra i 26 e i 16 mesi di reclusione - chieste dalla Dda nei confronti di presunti affiliati al clan Capriati accusati a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, porto e detenzione di armi da guerra, estorsione, reati aggravati da metodo mafioso, furti, truffa e induzione indebita a dare o a promettere utilità.

A capo del gruppo, secondo gli inquirenti, ci sarebbero i fratelli Filippo e Pietro Capriati, nipoti dello storico capo clan Antonio. La condanna a 26 anni di carcere, ovvero la più alta, è stata chiesta per Pietro Capriati e per il coimputato Gaetano. Sarà invece formulata nella prossima udienza del 14 gennaio la richiesta di condanna per Filippo, in quanto solo oggi lo stesso ha scelto di essere processato mediante rito abbreviato. Prosegue poi l'udienza preliminare per il rinvio a giudizio per gli altri 13 imputati.

Secondo quanto accertato dalle indagini, il clan avrebbe acquisito il controllo delle attività di assistenza e viabilità all'interno del porto di Bari. Grazie anche a testimonianze rese da collaboratori di giustizia, si è scoperto che gli accusati erano riusciti ad infiltrarsi in una società che gestiva i traffici nel porto. A detta della Procura, più della metà dei dipendenti risultavano essere gravati da precedenti e vicini (in alcuni casi legati da parentela) ai Capriati. Ma non è tutto. Il gruppo mafioso, mediante metodi estorsivi e in collaborazione con i Diomede, imponeva l'acquisto di alcune merci agli esercenti del mercato di Santa Scolastica nel rione Carrassi. In occasione poi della festa di San Nicola - con particolare riferimento all'anno 2016 - gli imputati avrebbero esercitato un controllo sull'assegnazione dei posteggi degli ambulanti.

Nel procedimento si sono costituiti parti civili l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, il Ministero dell'Interno, l'Agenzia delle Entrate, la Cooperativa Ariete e l'Associazione Antiracket Puglia.

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Commenti
Ritratto di giovinap

giovinap

Mar, 11/12/2018 - 12:55

... redazione su questo articolo di cronaca nera della puglia, non verrà a commentare nessuno, la maggioranza dei patani ha origini pugliese e non parlano male della loro "patria"