Bassa efficienza alta fiscalità e troppe parole

Bassa efficienza alta fiscalità e troppe parole

La grande operazione di Matteo Renzi, chiamata e reclamizzata da lui stesso rottamazione, che avrebbe dovuto modernizzare il sistema politico e portare ai suoi vertici una nuova, più giovane e più efficiente classe dirigente, si concreta, ora, con la previsione governativa dell'eliminazione, o riduzione, delle pensioni di reversibilità. Non sapendo più con chi prendersela, e alle prese con un debito pubblico colossale, il chiacchierone prospetta ora di prendersela con le vedove e/o i vedovi, togliendo loro, o riducendone, la pensione di reversibilità ereditata dal marito, o dalla moglie defunti.Insomma, la rottamazione è servita a Renzi per diventare presidente del Consiglio e qualche soldo in meno nelle tasche dei pensionati/e.

Se, poi, qualcuno scrive che siamo nelle mani di un cialtrone, rischia l'incriminazione da parte di qualche zelante magistrato che, come il governo, di tutto si preoccupa tranne di tutelare il cittadino. Non si spiega altrimenti l'alta fiscalità e la scarsa efficienza dei servizi dello Stato che la incassa. Siamo nelle mani di dilettanti allo sbaraglio, furbissimi nel fare i propri affari e quelli dei propri parenti vicini e lontani, cinici quanto basta per massacrare di tasse i cittadini e non fornire loro neppure i servizi decenti più elementari. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere di fronte a tale parata di cialtroni.

Ci potremmo sempre consolare di avere come capo del governo un chiacchierone, come Papa un populista demagogo, rilevando che gli Stati Uniti hanno, con Obama, il peggior presidente del dopoguerra, secondo il detto mal comune mezzo gaudio. Ma non mi pare una gran consolazione. L'amara verità è che la crisi che ha colpito la politica è, innanzi tutto, culturale semplicemente, chi governa non ne ha la cultura, cioè non ne possiede neppure i mezzi più elementari - conseguenza diretta di una scuola permissiva voluta da una classe politica, di sinistra, demagogica, che ha preteso di dare un qualche diploma a tutti, indipendentemente dalla preparazione di ciascuno. È il trionfo dell'egualitarismo di fatto, secondo il quale gli uomini non sono individui uno diverso dall'altro per capacità e/o fortuna, bensì una massa di cittadini aventi tutti gli stessi diritti all'eguaglianza. Libertà ed eguaglianza non vanno sempre d'accordo come speravano i giacobini della Rivoluzione francese che, se da un lato, ha aperto le porte alla Modernità, dall'altro le ha chiuse alla meritocrazia. Ovunque, il riconoscimento del merito dipende dalla classe politica al potere e/o dalla cultura egemone.

Non si tratta di rimpiangere il liberalismo che ha governato in modo elitario l'Ottocento ma, quanto meno, di riconoscere che, se non si pone rimedio al presente, avremo un futuro piuttosto buio.È il mondo che va alla rovescia, mentre uomini e donne, come sul Titanic, brindano alle proprie fortune, ignorando l'ostacolo contro il quale la nave andrà a sbattere. Un po' di sano realismo non guasterebbe.

Ma c'è anche qualcuno, in giro, in grado di prestarvi l'attenzione che il momento richiederebbe?

piero.ostellino@ilgiornale.it