Bergamo, perde padre e nonno per il virus: "Nessuno sa dirmi dove siano le salme"

È accaduto a Stezzano dove, dopo il trasferimento nel cimitero locale, le bare di Elia e Claudio Gabbiadini sono state spostate per la cremazione. La figlia: "Non so dove siano stati messi i loro corpi"

A causa dell'epidemia causata dal coronavirus, nel giro di qualche ora, ha perso il padre di 70 anni e il nonno 93enne. E a distanza di alcuni giorni, dopo che i corpi sono stati portati via con diverse difficoltà, Elena Gabbiadini, figlia e nipote dei due deceduti, non sa dove siano finiti i feretri dei suoi due familiari. È accaduto a Stezzano, in provincia di Bergamo, una delle città più colpite dall'epidemia che ha messo in ginocchio la Lombardia e il Paese.

La storia

Secondo quanto riportato da Il Giorno, a ricostruire la vicenda della famiglia Gabbiadini è stata la familiare 43enne, che da anni risiede a Cerro Maggiore, in provincia di Milano e che, a causa delle restrizioni imposte per contenere la diffusione del Covid-19, non ha potuto assistere la madre in questo momento di lutto. La quale, tra l'altro, risultata positiva al nuovo virus, ha dovuto vegliare da sola il corpo del marito.

Nessun ricovero in ospedale

I coniugi Gabbiadini, nelle ultime settimane, avrebbero manifestato sintomi e qualche peggioramento, senza però essere mai stati portati in ospedale, nonostante le telefonate al 118. "Non è stato possibile, neppure dopo che avevano entrambi avuto forti crisi respiratorie. Si sono poi aggravati, ma non c'è stata alcuna possibilità di portarli in ospedale. Eppure sembrava ne potessero uscire. La febbre andava e veniva, poi mio padre è peggiorato. Non si reggeva in piedi ed è morto per terra in bagno", ha spiegato la figlia.

"Dei loro corpi non sappiamo niente"

"Mio nonno è stato trovato al mattino del 16 marzo a casa sua, riverso a terra morto. Mio padre è morto la sera del medesimo giorno, dopo una forte crisi respiratoria", ha raccontato la donna, la quale ha spiegato poi che il cadavere del padre sarebbe rimasto per diverse ore nel letto della casa di famiglia con la moglie, che lo avrebbe vegliato disperata. "Ho perso in un solo giorno mio padre e mio nonno, senza neppure sapere dove siano adesso i loro corpi. Corpi messi in un sacco e poi chiusi dentro una bara della quale non ne sappiamo più niente", ha spiegato Elena Gabbiadini.

Lo spostamento delle bare

In base a quanto riportato dal quotidiano, i corpi dei due anzini sarebbero stati portati prima all'interno del cimitero del paese e lì lasciati per qualche giorno. "Abbiamo preso contatti con il sindaco, ma non c'è comunque stato alcun rituale funebre e nessun parente davanti ai feretri. Il cimitero è rimasto chiuso e per i miei parenti non è stato possibile entrare", ha dichiarato la figlia. Che poi ha proseguito: "Dopo qualche giorno le bare sono state portate in una chiesa di Bergamo e da allora non ne sappiamo più nulla".

L'ipotesi della cremazione

Secondo quanto raccontato dalla donna, le due salme potrebbero essere state spostate dai mezzi dell'Esercito per la cremazione: "Io mi auguro che un domani, davanti alla lapide di mio padre, io possa davvero sperare che sotto ci sia sepolto lui o quello che ne rimane". Negli ultimi giorni, infatti, sono stati diversi i feretri trasportati dalla città lombarda in altri luoghi per potere essere cremati in altre strutture.

"Inumano non poter essere presente"

La 43enne ha poi definito inumana la situazione di lontananza obbligatoria dalla madre, data dalla quarantena a cui è stata sottoposta la madre: "È stato inumano non poter essere presente per dare una mano, un conforto, anche solo una parola. Da quando è morto (il padre, ndr) sono passate ore prima che, nella notte, non senza problemi con la guardia medica, le pompe funebri lo portassero via. Mia madre è rimasta sola con lui a piangere disperata con me al telefono. La mia è stata una sensazione di impotenza che non auguro al mio peggior nemico, quella d non riuscire a essere con mio padre quando lui aveva bisogno di me".

La quarantena della madre (sola)

Al momento, nella casa di famiglia di Stezzano, è rimasta soltanto la madre 64enne, che la figlia Elena non può ancora andare a visitare a causa del contagio. "Devo aspettare che finisca la quarantena, ma poi andrò da lei e la porterò qui a Cerro Maggiore. Sembra stia migliorando di salute e me lo auguro davvero. Di lacrime ne abbiamo sprecate troppe in queste settimane", ha chiarito la 43enne.

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