Brindisi, maxi operazione: venti persone coinvolte

Sospeso dal servizio anche un carabiniere perché in cambio di denaro forniva informazioni riservate circa le indagini in corso

Diciotto persone sono state arrestate nella provincia di Brindisi. Si tratta di una maxi operazione dei carabinieri chiamata "Bronx" eseguita al termine di un'indagine partita da una denuncia per tentata estorsione. La vittima era un professionista di San Vito dei Normanni (in provincia di Brindisi), peraltro candidatosi alle elezioni comunali del maggio 2018 (senza essere eletto).

Degli arrestati, quattordici sono in carcere e quattro ai domiciliari (due di loro sono irreperibili). Sono stati, inoltre, emessi un obbligo di dimora e la sospensione dal pubblico servizio di un appuntato dei carabinieri che in cambio di denaro forniva informazioni riservate circa le indagini in corso.

Tutti gli arrestati (tra loro ci sono anche tre donne) sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione abusiva di armi, estorsioni, corruzione, rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale e detenzione di banconote false. Oltre all'estorsione tentata, nei confronti del libero professionista, sono inoltre stati documentati ulteriori tentativi di estorsione da parte degli arrestati verso altre persone. Tutti gli imputati sono residenti nei comuni di San Vito dei Normanni, Carovigno, San Michele salentino, Ostuni e Brindisi.

I provvedimenti sono stati eseguiti anche Monte Porzio Catone (in provincia di Roma) e a Trento. Il primo professionista, che ha presentato la denuncia il 20 settembre 2018, ha dichiarato che dopo essersi candidato è stato contattato da uno degli arrestati, Armando Caccetta, che gli avrebbe richiesto una somma di denaro vantando in maniera pretestuosa un debito di 500 euro. Non contento, qualche giorno dopo, Concetta lo avrebbe anche raggiunto in un bar e colpito con un pugno minacciandolo di morte.

Come detto, gli indagati sono anche accusati di spaccio di sostanze stupefacenti (uno di loro sarebbe stato anche aiutato dalla madre nello svolgimento della sua attività illecita). È stata, pertanto, documentata la spartizione territoriale dell'attività di spaccio nel Brindisino. Proprio da alcuni dissidi scaturiti in seguito alla spartizione territoriale, sono state inoltre documentate alcune tensioni tra gli indagati, enfatizzate dalla pericolosità sociale di alcuni di loro. Uno, infatti, è responsabile dell'esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco verso l'abitazione di un altro degli imputati.

Avviata l'indagine, i carabinieri di San Vito dei Normanni, sotto la guida del sostituto procuratore della Repubblica Pierpaolo Montinaro, hanno messo in moto pedinamenti, osservazioni, analisi e intercettazioni a carico degli imputati. È emerso, così, il ruolo importante che, all'interno del gruppo criminale, avevano due di loro, Armando Caccetta e Giovanni Saponaro (quest'ultimo era un esponente della compagine societaria della squadra di calcio del Carovigno ed è ritenuto responsabile di estorsioni ai danni di imprenditori locali), capaci anche di gestire e coinvolgere minorenni nell'attività di spaccio.

Nel corso dell'indagine, grazie ai sequestri di cocaina, marijuana e hashish e agli arresti in flagranza, è emerso il coinvolgimento nell'attività di spaccio di Alessio Di Latte, 33 anni, e Catia Cardone, 33 anni, entrambi di Ostuni, che erano soliti raggiungere gli acquirenti di droga a bordo del proprio veicolo dopo aver fatto la spola dal luogo di rifornimento dello stupefacente, nascosto in luoghi isolati di campagna per eludere i controlli.

Del gruppo, tra gli altri, faceva parte anche Pietro Venerito, 29 anni, di Ceglie Messapica, ed un cittadino albanese suo complice, capaci di uccidere senza remore, per poi dargli fuoco, il cane di quest'ultimo dopo aver tentato di strangolarlo con una corda.

L'animale venne soppresso perché divenuto all'improvviso scomodo, in quanto viveva nei pressi di un trullo nelle campagne tra San Vito dei Normanni e San Michele Salentino, dove i due avevano pianificato di ospitare alcuni latitanti provenienti da fuori regione. L'indagine, avviata nel mese di settembre 2018, ha riguardato più territori sotto il comando della compagnia dei carabinieri di San Vito dei Normanni ed è stata svolta anche con il supporto di strumenti tecnici per le intercettazioni.

Tuttavia, in un momento particolare dell'indagine, i carabinieri si sono resi conto come alcuni dispositivi tecnici venissero scoperti da alcuni indagati con estrema facilità.

Gli approfondimenti hanno consentito di individuare un appuntato dei carabinieri infedele. È, infatti, emerso che l'ex militare fosse in costante contatto con Francesco Turrisi (uno del gruppo criminale, ora agli arresti domiciliari nella propria abitazione di San Vito dei Normanni per aver esploso nel 2018 cinque colpi d'arma da fuoco nei confronti di un uomo di San Vito). Nel corso degli incontri, documentati anche con un sistema di videosorveglianza, il militare avrebbe riferito informazioni relative all'indagine in corso.

In una circostanza è stato colto sul fatto mentre all'interno dell'abitazione di Turrisi stava raccontando a quest'ultimo gli ultimi progressi investigativi.

Non è finita, dalle indagini svolte dai militari è, inoltre, emerso che era stato creato anche un sistema di assunzioni fittizie di operai finalizzato all'ottenimento del contribuito di disoccupazione che veniva spartito dai dipendenti con il datore di lavoro.

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