Cambiano i confini dell'Italia: approvato l'accordo con la Slovenia

Approvato alla Camera l'accordo con la Slovenia per la modifica dei confini. Cambiati 1746 metri quadrati

Cambiano i confini dell'Italia: approvato l'accordo con la Slovenia

L'approvazione è passata in secondo piano. Anzi: pare che nessuno se ne sia accorto. Ma oggi alla Camera, poco dopo il via libera alla fiducia sul ddl immigrazione, i deputati si son trovati di fronte ad un'altra votazione. Forse meno rumorosa, ma comunque importante. Soprattutto perché si riferisce ai confini dello Stato. La sostanza è questa: da stasera l'Italia ha un territorio diverso da ieri.

Nessuna annessione di San Marino, né indipendenza della Padania. Pochi lembi di terra in più, ma comunque sufficienti per poter dire che il territoro italiano è cambiato. Il disegno di legge per la "ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Slovenia sulla linea del confine di Stato", infatti, riguarda alcuni passi lungo il torrente Barbucina/Cubnica. Fiume che ha sempre fatto da limite tra i Paesi, ma che nel tempo ha cambiato leggermente il suo corso. Se dunque alla mente vi torna la conferenza di Yalta, con Stalin, Roosvelt e Churchill seduti attorno al tavolo a dividersi il mondo a suon di tratti di penna sui confini, siete lontani dall'obiettivo. Quello tra Slovenia e Italia è un accordo che interessa appena 1745,72 metri quadri. Pochi, ma significativi.

L'ultima Convenzione risale al marzo del 2007, quando i due Stati fissarono i paletti di demarcazione del settore V. L'attuale modifica, firmata Trieste nel 2014 e ratificata solo oggi, riguarda il tratto compreso tra il cippo 51/1 e il cippo 51/22. Le parti di territorio barattate tra i due Paesi sono state ben determinate in apposite tabelle e lo scambio sarà praticamente alla pari: é l'Italia né la Slovenia perderanno centimetri di suolo, ma si cederanno l'un l'altro la stessa quantità di metri quadri. L'accordo diventerà operativo non appena il governo nostrano e quello sloveno si scambieranno gli atti di ratifica. Poi sarà una "nuova Italia".

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