- Disastro ferroviario in Spagna, Andalusia. Immagino che ora il Pd chieda conto di tutto questo al governo Sanchez come fa per ogni treno in ritardo contro Salvini.
- La più grande scemenza che sto leggendo in questi giorni sul caso dell’omicidio di Abu a La Spezia è la seguente (cito Repubblica ma potrei portare altri esempi): “La scuola dovrebbe essere il luogo del confine: non solo dell’apprendimento, ma della tenuta emotiva e relazionale. Il luogo in cui si impara che non tutto è possibile, che esistono limiti, che l’altro non è un bersaglio”. Ma scusate: che scuole avete in mente voi? Tra i banchi si studiano Socrate, le funzioni, la fisica, la geografia. Non “le emozioni”. Il luogo in cui si dovrebbe imparare a gestire i sentimenti e la rabbia, a non ammazzare un compagno di classe, è la famiglia. Non la scuola.
- Una delle compagne di classe di Abu sostiene che “Abu era stato già minacciato da Atif”, che “i prof sapevano” e che non avrebbero fatto nulla per evitare ciò che era evitabile. Ok, concordo: se i professori hanno applicato il classico metodo ormai in voga del “bisogna capirli e accompagnarli”, invece di bocciarlo seduta stante alla prima minaccia col coltello fuori dall’aula, è giusto che paghino per i loro errori. Però, dico però… la studentessa afferma di aver assistito alla scena del coltellino svizzero sventolato in faccia a un altro studente da parte di Atif. E allora mi chiedo: loro cosa hanno fatto? Hanno avvisato i professori? Hanno chiamato la polizia? Hanno protestato, scioperato, occupato? No.
- Tremonti sostiene di non aver mai detto che “con la cultura non si mangia”. Va bene. A parte che non considero quella frase così assurda, fa bene tuttavia oggi a precisare nel seguente modo: “Guardando la fenomenologia e la casistica riguardanti il tax credit, mi viene quasi voglia, retroattivamente, di dirla quella frase, capovolgendola. Qualcuno con la cultura ha avuto l’opportunità di mangiare”. E su questo non ci piove.
- Avete letto l’intervista al padre di Zouhair Atif, il killer di La Spezia che ha accoltellato e ucciso un compagno di classe tra i banchi? Beh, ha dell’incredibile. Va bene: papà Atif si scusa insieme alla moglie e chiede perdono alla famiglia del ragazzo, che vorrebbero incontrare. Giustissimo. Assicura di non riconoscere l’arma del delitto, un coltello che non sarebbe stato in dotazione alla loro casa e che il ragazzo potrebbe aver “acquistato in un negozio vicino all’ospedale”. Dice di non aver più visto il figlio dopo l’omicidio, essendo questi in galera (il giovane pare abbia confessato all’avvocato: “Avevo l’arma perché mi minacciavano. Ora voglio morire”). Ma soprattutto sostiene una tesi che, pur comprensibile umanamente, risulta oggi assolutamente fuori luogo, soprattutto nei riguardi della vittima. Dice papà Atif: “Non aveva intenzione di ammazzarlo, magari voleva ferirlo alla gamba ma il ragazzo si è seduto per parare il colpo e forse con questo movimento ha esposto il costato”. Le indagini stabiliranno come sono andate le cose. Però se scrivi un messaggio “adesso ti sistemo” e ti procuri un coltello di 20 centimetri, lo porti a scuola e insegui un compagno di classe, avevi eccome intenzione di ammazzarlo. Adesso mi volete dire che Abu è morto perché “si è seduto e ha esposto il fianco” e non perché Atif ha provato a ficcargli la lama nel corpo? Segnalerei al padre dell’assassino che “cercare di ferire alla gamba” equivale a rischiare di uccidere una persona, visto che nella coscia passa l’arteria femorale, che se recisa porta al decesso in pochi minuti. Forse, in certi casi, sarebbe meglio evitare le interviste ai giornali.
- I dazi Ue contro Trump per la Groenlandia? “È il modo peggiore per rispondere. Innescare una gara a chi fa più male all’altro, tra alleati, non può che portare a disastri”. Sottoscrivo il pensiero di Guido Crosetto.
- Anche Alessandro Barbero si schiera per il No alla riforma della giustizia.
E lo fa con un'argomentazione talmente farlocca che ti viene il dubbio, magari infondato, ma ti viene, sul rigore con cui tiene le sue grandi lezioni in giuro per l'Italia. Mettevi l'anima in pace: questa riforma non sottopone nessun giudice al governo. E rilanciare questa balla non vi farà vincere il referendum.