Caro Grillo, con Netflix non si campa né si mangia

Il figlio del guru paragona il movimento alla streaming tv mondiale. Senza vedere la realtà

Caro Grillo, con Netflix non si campa né si mangia

Progettare il futuro. Ecco il sogno di Davide Casaleggio, figlio di quel Gianroberto fondatore e anima del Movimento 5 stelle morto il 12 aprile 2016. «Nel giro di dieci anni - scrive in un intervento sul Corriere della Sera il presidente dell'Associazione Rousseau, cuore operativo del Movimento - faremo un salto tecnologico incomparabile rispetto a quello fatto in tutto il secolo scorso». Non è fantascienza. Secondo il guru Raymond Kurzweil, ad esempio, entro la metà del secolo giungeremo alla «singolarità», il momento in cui lo sviluppo tecnologico diventerà esponenziale. Poi una intelligenza artificiale dirà «io» per la prima volta in piena autocoscienza.

Torniamo a Davide Casaleggio. La questione ormai è «come posizionarci o adeguarci» all'evolversi della tecnologia. Presto dovremo relazionarci con intelligenze artificiali che già oggi hanno accesso a «200 milioni di pagine di contenuti» e dispongono di una memoria di «4 terabyte». I robot si occuperanno delle incombenze quotidiane: chiamare la macchina (senza conducente, ovvio) e ordinare la spesa. Fino a qui, siamo nell'ambito dell'automa-maggiordomo, rassicurante figura resa famigliare dal cinema. Si apriranno però anche problemi epocali. Casaleggio, per dire, prevede «milioni di disoccupati in tutto il mondo perché ci saranno software e robot intelligenti molto più efficienti». Che fare? Tassare i robot, come propone Bill Gates? Istituire il reddito di cittadinanza universale, come propone Elon Musk? Vedremo.

Nel frattempo, Casaleggio dichiara che «la vecchia partitocrazia è come Blockbuster», la fallita catena mondiale di distribuzione di dvd. Il Movimento 5 stelle sarebbe invece «come Netflix», la televisione in streaming in rapida espansione in tutte le regioni del pianeta connesse alla Rete. Come Netflix, scrive Casaleggio, «garantiamo un servizio migliore e siamo più efficienti nel portare le istanze dei cittadini dentro le istituzioni».

Ecco, qui qualcosa si inceppa. L'avveniristico progetto si scontra con il prosaico presente. Non potendo ancora eleggere intelligenze artificiali, tocca accontentarsi di candidati umani più o meno dotati di normale materia grigia. Capire «le istanze dei cittadini» è cosa complessa: a oggi, il Movimento 5 stelle si è tenuto nel vago, per non dire che abbia improvvisato, ogni qual volta sia passato dal sogno alla veglia. Per questo, alla fine, i leader si sono convinti che un programma sia utile. Il Movimento lo sta elaborando in Rete, in parte (l'energia) è pronto, ma è già stato tacciato di essere irrealistico: dalla veglia torniamo al sogno.

Se capire «le istanze dei cittadini» è difficile, portarle «dentro le istituzioni» è un'impresa, come testimonia lo spettacolo della giunta capitolina di Virginia Raggi, tra le rivalità interne e il tragicomico balletto di assessori indagati, rinunciatari, dimissionari, sostituiti. Il caos non è una prerogativa della Capitale. Anche altrove abbiamo assistito a molte polemiche e a poca amministrazione oculata. A Torino, Chiara Appendino è stata fino a qui apprezzata. Il candidato premier del Movimento alle prossime elezioni sarà scelto in autunno on line. La Appendino è indicata tra i papabili. Di recente però il sindaco ha varato una serie di misure su parcheggi, rifiuti, dehors e impianti sportivi che molti hanno definito «stangata fiscale». Alzare le tasse sembra più Blockbuster, vecchia partitocrazia, che Netflix, nuove soluzioni...

Buche, spazzatura, campi rom, ordine pubblico: nessuno, a Roma come altrove, si attende di vedere problemi decennali risolti in pochi mesi, come forse riuscirebbe a fare solo un robot che abbia accesso a «200 milioni di pagine di contenuti» e almeno «4 terabyte di memoria». Ma qualche passo nella giusta direzione sarebbe meglio farlo. A meno che non si punti ad aspettare la «singolarità».

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