Caso Cucchi, un agente: "Non siamo nazisti, era malmesso"

Parla un agente di polizia penitenziaria assolto in primo e secondo grado: "Le vittime siamo anche noi". Nuova indagine sul perito dei pm

La sorella di Stefano Cucchi con la foto del fratello morto
La sorella di Stefano Cucchi con la foto del fratello morto

"Quello che la famiglia Cucchi sta cercando è la loro verità, non quella delle carte. Si deve indagare su altri orari e altre situazioni. Ma non tocca a me suggerirle". Lo dice a Repubblica un agente di polizia penitenziaria, Antonio Domenici. In primo e secondo grado è stato assolto per la morte di Stefano Cucchi. Oggi prova a togliersi qualche sassolino dalle scarpe: "Le vittime siano anche noi. Messi sul banco degli imputati senza motivo". L’assoluzione per insufficienza di prove per lui è stata la fine di "un calvario. Nessuno può capire cosa vuole dire sapere di non avere fatto nulla ed essere etichettato come un aguzzino, un nazista".

Di Stefano Cucchi ricorda che "era eufemisticamente malmesso. Io l’ho visto poco. Quella mattina ho fatto solo ciò che mi competeva: aprire e chiudere le camere di sicurezza di piazzale Clodio. Lui è stato portato da noi e in aula dai carabinieri".

Quanto al testimone che dice di averlo sentito urlare, ma che "è stato ritenuto inattendibile", Domenici dice "che sono successe delle cose che mi hanno stupito", nonostante fosse stato arresto per droga "ha avuto il permesso di soggiorno".

Intanto oggi il procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone ha aperto un nuovo fascicolo sul caso. Nel dossier non compaiono né indicazioni di reato né il nome di indagati: al suo interno, per il momento, è inserito solo l’esposto presentato nei giorni scorsi da Ilaria Cucchi contro il perito Paolo Arbarello, consulente nel pm nel corso dell’indagine sulla morte del ragazzo. Il perito è accusato d’aver anticipato il suo giudizio sull’esito della consulenza, fatta per conto dell’ufficio del pubblico ministero, prima ancora che il documento venisse depositato.

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