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Cronache

Caso Moro, il post choc dell'ex brigatista sulla strage di via Fani

L'ex "Primula Rossa" Barbara Balzerani ha pubblicato un post su Facebook. Dura la reazione di un altro ex brigatista, Raimondo Etro: "Vergogna"

Il centro sociale dove ha parlato la Balzerani in un immobile occupato

"Chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale?". A due mesi dall'anniversario di via Fani, il 16 marzo 1978, spunta questo post su Facebook. La pubblicazione su uno dei giorni più bui della storia della Repubblica, dal tono sembrerebbe ironica, ma fa tutt'altro che ridere se a scriverla è proprio l'ex terrorista delle Brigate Rosse Barbara Balzerani: l'unica donna a partecipare alla strage di via Fani, quando Aldo Moro venne rapito e cinque uomini della sua scorta furono crivellati di colpi e uccisi.

Il post choc è stato scritto il 9 gennaio ed è stato in seguito cancellato. Prima di sparire, però, la battuta è stata letta da un altro ex brigatista, Raimondo Etro. L'uomo non l'ha presa per niente bene e ha scritto una lettera aperta per chiedere alla donna di "tacere" e "avere rispetto per i caduti".

Le sue parole sono state riportate dal Corriere: "Dopo avere letto il suo commento su Facebook nel quale – goliardicamente dice lei – chiede di "essere ospitata oltre confine per i fasti del quarantennale"... avendo anch’io fatto parte di quella setta denominata Brigate rosse...provo vergogna verso me stesso...e profonda pena verso di lei, talmente piena di sé da non rendersi neanche conto di quello che dice".

L'ex terrorista poi rincara la dose e confronta la schizofrenia dei brigatisti a quella di oggi dei fondamentalisti islamici. "Lei dimentica che chi le permette di parlare liberamente...è proprio quello Stato che noi volevamo distruggere...così pregni di quella stessa schizofrenia che al giorno d’oggi affligge i musulmani che da una parte invidiano il nostro sistema sociale, dall’altra vorrebbero distruggerlo".

Raimondo Etro ha avuto un ruolo non indifferente nel sequestro di Aldo Moro. L'uomo ricorda sempre al quotidiano di essersi occupato di custodire le armi usate il giorno della strage. "C’erano un kalashnikov, una mitraglietta, alcune pistole. Le ebbi, mi pare, da Morucci o Casimirri, le tenni in casa di mia madre per un po’, vicino piazza Mazzini...".

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