Chi toglie i figli dall'università "corretta"

Siamo sotto attacco, ed è tempo di reagire. Se non lo faremo pagheremo presto, nel giro di una generazione, il prezzo della nostra viltà e della nostra ignavia di fronte alla prepotenza del "politicamente corretto"

Chi toglie i figli dall'università "corretta"

Siamo sotto attacco, ed è tempo di reagire. Se non lo faremo pagheremo presto, nel giro di una generazione, il prezzo della nostra viltà e della nostra ignavia di fronte alla prepotenza del «politicamente corretto» e del suo braccio violento, la «cancel culture». È questo, in estrema sintesi - ed è un vero peccato che ragioni di spazio abbiano imposto la sintesi anche dell'originale, qui pubblicato con molti tagli -, il messaggio di un genitore americano. Un messaggio che non è rivolto solo ai fellow parents dell'allineatissima scuola newyorkese di Brearley, ma in realtà a tutti noi occidentali che ci troviamo sottoposti a un attacco senza precedenti non solo e non tanto alle nostre tradizioni, ma soprattutto alla libertà di pensiero e di espressione nostra e dei nostri figli. È tempo non soltanto, come raccomanda il signor Gutmann, di reagire a chi vuole imporci il suo pensiero unico. Ma anche di comprendere una volta per tutte da dove mai arrivi questa ondata aggressiva che pretende il nostro rispettoso adeguamento alla «dittatura delle minoranze» e l'inginocchiamento di fronte ai nuovi falsi idoli dell'antirazzismo a senso unico, dell'ecologia anticapitalista, della cultura epurata dai sanculotti del giacobinismo 2.0. La prepotenza della «cancel culture» non viene da un'improvvisa illuminazione (si fa per dire) non ideologica di settori oppressi della società. Essa è figlia illegittima del marxismo, e come quello pretende sottomissione e conformismo: con le buone per chi è disposto a subirli, con le cattive per chi non ci sta. L'origine di questa nuova caccia alle streghe è nel tanto idealizzato Sessantotto, ma rispetto a cinquant'anni fa una cosa fondamentale è cambiata: non essendoci più di fatto un proletariato, per fare la rivoluzione se ne può fare a meno.

Gli oppressi di oggi non sono più gli operai, ma le minoranze etniche e gli omosessuali, gli animali e il Creato tutt'intero: tutti vittime, non c'è bisogno di dirlo, del Capitalismo maledetto e dell'Occidente che lo incarna. Karl Marx è stato superato da pensatori sessantotteschi come Herbert Marcuse e Michel Foucault, gli ideologi del risentimento e dell'odio contro la libertà di parola, tacciata di inganno praticato sulla pelle di quei famosi oppressi. Il loro pensiero anarcoide e intollerante conosce oggi la stagione del trionfo, e se non capiremo in fretta che bisogna difendersene gridando alto il nostro diritto a pensare e a parlare senza subdole censure, ce ne ritroveremo presto di obbligatorie. Finis libertatis (in latino, sì, alla faccia loro).

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