Ora anche il mausoleo di Claretta Petacci rischia la demolizione

La tomba monumentale di Claretta Petacci rischia la demolizioni. Tra il disinteresse degli eredi e le denunce dei cittadini, è in corso una vera e propria battaglia contro la burocrazia ed il tempo per salvarla

Ora anche il mausoleo di Claretta Petacci rischia la demolizione

Un pezzo di storia che rischia la demolizione: si tratta della tomba monumentale di Clara Petacci. La denuncia arriva dal “Comitato Tutela Cimiteri Flaminio, Prima Porta, Verano, Laurentino” che segnala “la situazione di degrado inaccettabile” in cui versa il cimitero romano del Verano, dalla quale non sono dispensati “neanche i nomi consegnati alla storia” come quello di Claretta Petacci. Il sepolcro della fedele compagna del duce (guarda le foto), come denuncia il Comitato, “nonostante sia posto sotto la protezione della Sovraintendenza dei Beni Culturali, è oggi candidato alla demolizione”.

Secondo l’articolo 52 del Regolamento di polizia cimiteriale, infatti, “i concessionari di qualsiasi tipo di sepolcro o i loro eredi hanno obbligo di curarne la manutenzione e di eseguire tutte le riparazioni ordinarie e straordinarie stabilite dall’Amministrazione”. Nel caso di Claretta, l’ultimo erede, Ferdinando Petacci, che vive a Denver in Colorado, si è a lungo disinteressato delle spoglie della zia. Così, adesso, rischia di decadere per inerzia dalla concessione e in tal caso, come prosegue il Regolamento, spetterà “all’Amministrazione di provvedere alla conservazione dei resti mortali, nel modo che essa giudicherà più opportuno”. Si verificherebbe allora la separazione dei resti mortali, destinati all’ossario comune, dal sepolcro a rischio di crollo.

Sulla questione ha preso posizione anche Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia, facendo “appello alla sindaca Raggi e a tutte le istituzioni interessate di adoperarsi affinché si eviti che il ricordo di Claretta o semplicemente il meraviglioso mausoleo Petacci possa essere relegato ad un cumulo di macerie”. E, sempre dalle fila della compagine meloniana, al Campidoglio è stato il consigliere comunale Fabrizio Ghera ad intestarsi la battaglia per il recupero del “mausoleo Petacci”.

Nel frattempo l’Ama ha risposto assicurando che “non è in programma alcuna ipotesi di demolizione del sepolcro di Claretta Petacci né di altri manufatti sepolcrali di pregio presenti all’interno del cimitero del Verano. Tale ipotesi non si è mai posta, poiché le tombe storiche sono sottoposte a precisi vincoli delle competenti Soprintendenze e il regolamento di polizia cimiteriale non lo prevede”.

Eppure la tomba della Petacci, come dimostrano le recinzioni con cui è stata messa in sicurezza, casca letteralmente a pezzi. Se non sarà una ruspa a buttarla giù, senza un tempestivo intervento di manutenzione, ci penserà senz’altro il logorio degli anni.

Per scongiurare questo rischio si è fatta avanti l’Associazione Campo della Memoria”. Una realtà apartitica e senza scopo di lucro, fondata il 4 dicembre 1989, a Firenze, dai reduci del battaglione “Barbarigo”, che si è candidata per “adottare” il manufatto. Il via libera da Ferdinando Petacci è già arrivato ma la burocrazia capitolina rischia di far naufragare il progetto. “Adesso siamo in attesa delle autorizzazioni previste – ha spiegato Alberto Indri, presidente della onlus – sperando che i lavori di restauro conservativo e di manutenzione della tomba della famiglia Petacci possano iniziare entro pochi mesi”.

Nel frattempo qualcuno è passato a lasciare dei fiori freschi, di colore arancione. E, qualcun’altro, ha affisso sulla recinzione un cartello in cui chiede: “Questo monumento è un pezzo di storia che va via, vi prego fate qualcosa per salvare la tomba di Claretta Petacci, non l’abbandonate, quale colpa aveva lei nel corso dell’ultima guerra? Quella di essere innamorate del duce? Viva l’Italia!”.

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