"Non rispondi eh...": Mieli asfalta Travaglio

Duro confronto tra Travaglio e Mieli nel programma della Gruber su La7 sulla gestione commissariale di Arcuri e Figliuolo. Mieli zittisce Travaglio: "Figliolo ha ereditato una baracca poco chiara da Arcuri e Conte"

"Non rispondi eh...": Mieli asfalta Travaglio

Nell'ultima puntata di Otto e mezzo è andato in scena un acceso confronto tra Marco Travaglio e Paolo Mieli. L'ennesimo scontro viste le visioni diametralmente opposte tra i due giornalisti. A far infiammare gli animi è stato l'attacco del direttore del Fatto Quotidiano all'operato del commissario Figliuolo. Negli ultimi sondaggi i cittadini italiani stanno premiando l'operato di Draghi e del commissario straordinario all'emergenza, mentre incolpano Il CTS, il ministro Speranza e le Regioni per i gravi errori commessi nella campagna vaccinale.

Travaglio però si è schierato in quella minoranza che non appoggia Figliuolo e non ha perso occasione per offendere l'operato del generale: "La colpa principale è di Figliuolo che si è inventato gli open day per i ragazzi per smaltire le dosi di AstraZeneca che languivano nei frigoriferi. Governo e CTS hanno la responsabilità di aver tardato a fermarli". Travaglio ha proseguito sminuendo il ruolo di Francesco Figliulo: "Ma non è stata iniziativa del governo, di Draghi o di Speranza bensì di Figliuolo che dato il casino è stato degradato a rider di Deliveroo, sembra uno che fa le consegne dei vaccini, invece è il responsabile della campagna vaccinale!".

A far tornare la memoria a Travaglio sui pasticci commessi da Arcuri nella precedente gestione dell'emergenza ci ha pensato l'editorialista del Corriere Paolo Mieli. Il giornalista ha smontato ogni accusa di Travaglio, partendo dall'eredità ricevuta da Figliuolo, una gestione disastrosa che portava il nome di Arcuri: "Figliuolo ha preso una baracca con tratti opachi o poco chiari che andava bene perché eravamo a inizio campagna vaccinale, mentre il generale è riuscito a portare i vaccini a numeri impensabili. Sul potere politico e sul mix delle vaccinazioni, invece, ho delle esitazioni. Appare evidente che si sono trovati nel pasticcio AstraZeneca e nell’onda emotiva della 18enne morta. Ma non c’entra niente con Figliuolo. Chiedere le sua dimissioni è una cosa ironica, è per non chiedere quelle di Draghi! Travaglio abbia il coraggio di chiederle. Figliuolo è stato un gigante".

La discussione si è accesa. Lilli Gruber ha stuzzicato Travaglio, invitandolo a replicare e il direttore di FQ è tornato alle solite critiche: "Se l’Aifa a fine maggio ti dice che AstraZeneca non devi darlo al di sotto dei 60 anni e ai ragazzi oltre che alle ragazze perché organizzi gli open day? Poi presentare la campagna come un happening anziché come un fatto medico è un problema grave di comunicazione. Non è un festival". E poi ha provato a difendere Arcuri: "Cosa ci fosse di opaco con Arcuri non lo so, so che a gennaio eravamo avanti alla Germania per dosi inoculate". Ma Mieli lo ha subito corretto: "Era il primo giorno… il primo mese… la vera e propria campagna è partita a febbraio".

Ma all'ennesimo tentativo di Travaglio di incensare Domenico Arcuri, parlando della costante rendicontazione delle spese dell'ex commissario, Mieli lo ha nuovamente zittito: "No, io sono contrario a fare questo giochetto. Quando è arrivato Draghi ha trovato che Conte e Arcuri avevano ordinato e acquistato mascherine per 763 settimane, 14 anni e mezzo, di qui al 2035". "Assolutamente no, è un dato completamente campato per aria" ha replicato seccato Travaglio, ma ad avere l'ultima parola è stato Mieli: "Non dico che siano ladri, però un giorno si dovranno fare i conti. Cose strane ce ne sono state, ammetti che sono troppe? ". Marco Travaglio però ha tergiversato, costringendo l'editorialista del Corriere a porgli la domanda più di una volta, senza ottenere però una risposta: "Ovemai fosse vero ammetti che sono troppe? Eh però non rispondi!".