"Aborto perché senza tampone? Protocollo giusto": i ginecologi tirano le fila

In attesa dei report regionali e ministeriali, l'indagine interna ha reputato corretto il comportamento dei medici

"Aborto perché senza tampone? Protocollo giusto": i ginecologi tirano le fila

Ha destato clamore nei giorni scorsi la vicenda di una coppia di Sassari rimbalzata dal pronto soccorso dell'ospedale perché sprovvista di tampone molecolare, seppur in possesso di Green pass con doppia dose di vaccino. La donna aveva lamentato forti dolori addominali e perdite ematiche, tutti sintomi di una minaccia d'aborto. Nonostante questo, la coppia non è stata accolta all'interno dell'ospedale per un controllo e la donna, rimandata a casa, ha abortito pochi minuti dopo, in macchina, nel parcheggio della struttura.

Tante le polemiche che si sono sollevate attorno a questa vicenda ma ora la Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, difende i medici coinvolti in questa vicenda, finita anche sotto la lente di ingrandimento degli ispettori del ministero della Salute: "La vicenda della Clinica ostetrica di Sassari, in cui alcuni ginecologi erano stati accusati di aver avuto atteggiamenti tali da determinare l'interruzione di gravidanza di una donna, ha invece visto confermata la piena correttezza del comportamento dei sanitari coinvolti".

La società sottolinea che questo caso "sia particolarmente significativo del clima nel quale gli operatori della sanità, e il personale ostetrico-ginecologico in particolare, sono costretti ad operare, esposti quotidianamente al rischio di strumentalizzazioni finalizzate a trarre vantaggi da fantasiosi contenziosi medico-legali, enfatizzati da una risonanza mediatica portata alla ricerca dello scoop". L'indagine interna condotta dall'ospedale non ha ravvisato criticità nel comportamento dei medici del triage. "Al piano terra c'erano un'ostetrica e una oss; misurata la temperatura, le è stato chiesto se fosse vaccinata e se avesse il tampone, non necessario per accedere alle strutture ambulatoriali e al pronto soccorso perché nel caso viene fatto lì", ricostruisce l'Aou.

L'azienda, quindi, ha spiegato ancora: "È stato riferito di un test di gravidanza che indicava una terza settimana, periodo così precoce da non consentire diagnosi certe come dopo la quinta settimana. L'ostetrica ha contattato il medico di turno e, constatato che non c'erano gli estremi di una emergenza-urgenza, ha valutato la situazione da codice bianco". Dall'ospedale negano di aver prescritto la cura a base di tachipirina e aggiungono: "Servirà tempo per avere i report degli ispettori regionali e ministeriali, finalizzati a produrre azioni migliorative per quanto riguarda percorsi, procedure e protocolli".

Visto il clamore mediatico e il risultato dell'indagine interna, la Sigo chiede che il personale "debba essere maggiormente tutelato e non possa essere oggetto di campagne mediatiche che discreditano non solo i sanitari coinvolti ma tutta la ginecologia italiana". La società ci ha tenuto a sottolineare che "non vuole disconoscere i casi possibili di 'malpractice' ma ritiene che i casi sospetti debbano essere sottoposti, prima di essere presentati all'opinione pubblica, a un'attenta valutazione che verifichi l'esattezza delle informazioni e dia spazio a tutti i protagonisti, e che debbano essere affidati a giornalisti esperti del settore sanitario".

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