Coronavirus, l'epidemiologo: "Tanti morti in Italia? Non solo per l'età"

L'epidemiologo Carlo La Vecchia: "L'età mediana dell'Italia è pari a 44,5 anni", inferiore per esempio ai "47,1 anni della Germania" e ai "46,1 anni del Giappone"

"La letalità dei casi clinici" del nuovo coronavirus "in Italia appare particolarmente elevata. Con 148 morti su 3.858 contagi è intorno al 3,8%: circa 5 volte più alta rispetto ad altri Paesi dell'Europa occidentale e alla Corea del Sud, dove si colloca tra lo 0,5% e l'1%". Perché? Secondo l'ordinario di Epidemiologia all'Università degli Studi di Milano, Carlo La Vecchia, la risposta non sta nell'età della popolazione. "L'età mediana dell'Italia - ha spiegato all'AdnKronos Salute - è pari a 44,5 anni". Un dato inferiore per esempio ai "47,1 anni della Germania" e ai "46,1 anni del Giappone. L'attesa di vita in tutte queste nazioni, che riflette il numero di anziani, varia di soli 2-3 anni".

L'emergenza sanitaria è legata a diversi fattori che fanno riflettere da un lato sulla gestione iniziale del flusso di persone rientrate in Italia dalle aree epicentro dell'epidemia o a rischio, e dall'altro sulla capacità di tenuta del nostro sistema sanitario di fronte a "una cosa che non abbiamo mai visto" e alla quale non era facile prepararsi. "Nonostante il comportamento eroico dei camici bianchi in prima linea, abbiamo un sistema sanitario che fa un'enorme fatica a reggere" l'impatto di tanti casi di "un virus nuovo", ha spiegato La Vecchia. In Italia, ha continuato l'epidemiologo, "potrebbero esserci difficoltà negli utilizzi di sistemi di ventilazione meccanica a pressione positiva continua (C-Pap), utili per superare l'insufficienza respiratoria acuta nei casi di polmonite".

La situazione italiana "è particolarmente seria", ha ammesso La Vecchia, con una "letalità dei casi clinici" che in Lombardia si poteva calcolare ieri intorno al 4,3% (2.251 casi positivi e 98 morti). In questo momento però non si devono creare allarmismi, ma non si può neanche minimizzare la situazione. Preoccupa anche "la prevalenza dell'infezione, che in Italia appare molto alta: quasi 4 mila contagi contro gli 80 mila della Cina che ha un numero di abitanti 25 volte superiore al nostro. In proporzione - ha spiegato il docente all'AdnKronos - è come se avessimo 100 mila casi contro i loro 80 mila".

Difficile prevedere cosa succederà ora: trattandosi di "un nemico nuovo" la cui circolazione "non sappiamo quanto durerà", ha concluso Carlo La Vecchia , anche se "è possibile" che l'aumento delle temperature legato all'avvicendarsi delle stagioni aiuti.

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Commenti

rigampi1951

Ven, 06/03/2020 - 19:07

Se fosse vero quello che dice il prof.La Vecchia, vorrebbe dire che tutti , in primis in Governo, fino ad ora ci hanno preso per i fondelli, ma chissà quante cose ancora ci tengono nascosto Chiudere le scuole e non chiudere le fabbriche è un gravissimo errore, infatti la gente si sposta per andare a lavorare con mezzi pubblici, treni, autobus, metropolitane, in Cina hanno letteralmente fermato TUTTO Altra cosa,se si è a casa da scuola si sta in casa e non si va a sciare su piste piene di gente e ammassati su cabinovie. Oltre alla regole severe, ci vogliono anche i controlli ma siccome siamo buonisti, lasciamo tutto al buon senso che a quanto pare proprio non esiste

pushlooop

Sab, 07/03/2020 - 00:22

Le percentuali non hanno senso visto che non tengono conto di tutti i pazienti con sintomi lievi e nulli che non si sono sottoposti al controllo. Comunque la Cina deve pagare le conseguenze di questa crisi in cui ci ha portato