Coronavirus

Coronavirus, ludopatici in crisi d’astinenza

Con i giochi d’azzardo fermi si moltiplicano le chiamate di familiari e soggetti dipendenti. Per gli psicoterapeuti può essere un’opportunità per smettere

Coronavirus, ludopatici in crisi d’astinenza

Il coronavirus sta mettendo in ginocchio e creando notevoli problemi a un’altra categoria: quella dei ludopatici. Forse però, almeno in questo caso, il fatto che il gioco d’azzardo sia fermo, secondo gli psicoterapeuti potrebbe essere un’occasione per ridurre le patologie. Anche perché il gioco online ha avuto sì un boom nelle ultime settimane, ma non è comunque alla portata di tutti. Slot e videolotterie portano nelle casse dello Stato oltre 14 miliardi di euro all’anno.

Coronavirus e gioco d'azzardo fermo

L’emergenza sanitaria per evitare il contagio da coronavirus si ripercuote anche su tutti coloro che sono dipendenti dal gioco d’azzardo. Per intenderci, coloro che passano le giornate al bar perdendo e vincendo, poco a dire la verità, soldi nelle slot machines. O anche quelli che ogni settimana puntano numeri al lotto. Tutto fermo. Lo Stato ha dovuto chiudere anche il gioco d’azzardo, che annualmente porta circa 14,2 miliardi di entrate. Chiusi in casa, senza la possibilità di scommettere sono circa 1,5 milioni di italiani.

Come riporta Repubblica, le help-line telefoniche del terzo settore sono in questo momento prese d’assalto. Leopoldo Grosso, psicoterapeuta e presidente onorario del gruppo Abele, ha spiegato che “c’è già un aumento della domanda di aiuto per casi di aggressività causati dalla sofferenza prodotta dall’impossibilità di giocare. Un problema accentuato ora dalla convivenza forzata con familiari cui spesso si è nascosta la dipendenza all’azzardo”. Solo lo scorso anno, gli italiani hanno messo mano al portafoglio per ben 110 miliardi di euro, circa 1.833 a testa. Tutti soldi spesi in lotto, slot, videopoker e Gratta & Vinci, quest’ultima in verità si riesce ancora a trovare in tabaccheria. Per alcuni si può parlare di un passatempo saltuario, per molti invece, e si parla di 400mila persone, di una vera e propria droga che crea dipendenza.

Qualcuno aggira l’ostacolo accendendo il computer e giocando on-line. Come ha spiegato Paolo Jarre, direttore del dipartimento Patologia delle dipendenze della Asl 3 di Torino, su internet “il denaro dura più a lungo perché le vincite sono il 95% della somma spesa contro il 75% di slot & C. C’è gente che sta 20 ore su 24 davanti allo schermo”. Ma non sono tanti.

La chiusura forzata potrebbe essere un'opportunità

Secondo Grosso questo fermo obbligatorio del gioco d’azzardo potrebbe trasformarsi in una opportunità per spegnere, o almeno ridurre, le patologie connesse al gioco. Nel 2016, nella Regione Piemonte, era stato deciso di ridurre gli orari di apertura e di rendere maggiormente complicato riuscire a giocare. Adesso in Piemonte la percentuale di chi gioca è dell’1,54 mentre nel resto del Paese si arriva al 3,3%. Chi continua a seguire gli incontri online per disintossicarsi dalla ludopatia sostiene che la chiusura obbligata sia davvero un’occasione da non sprecare.

Soprattutto i ludopatici lievi possono beneficiarne. Quelli per esempio che, mentre andavano la mattina al bar a bere il caffè, ne approfittavano per tentare la sorte alle slot, solo perché la macchina era accesa e invitante. Simone Feder, fondatore del movimento “No slot”, ha sottolineato anche la problematica economica: “Molti dei pazienti sono commercianti o lavoratori indebitatissimi, che hanno studiato piani di ammortamento con le banche nell’ambito della terapia. Gente che oggi non incassa più una lira ed è devastata dal timore che una rata non pagata blocchi il loro percorso di riscatto”.

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