Coronavirus, per la prima volta più dimessi che ricoverati a Bergamo

Aumentano i dimessi dall'ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo rispetto al numero dei ricoverati. È la prima volta dall'inizio dell'epidemia

Più dimessi che ricoverati all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. È la prima, bella notizia che giunge dal presidio del capoluogo orobico dopo settimane di tensione in cui il reparto di terapia intesiva ha persino rischiato il collasso.

Sono stati giorni drammatici nei territori della Bergamasca, falcidiati in maniera impietosa dalla marcia sfrenata del coronavirus. Nembro, Alzano Lombardo e la stessa Bergamo si sono trasformati ben presto in campi di battiglia, trincee a cielo aperto ed epicentro di un dolore inconsolabile. Tante, troppe le vittime di questa immensa tragedia: 8864 persone contagiate dall'inizio dell'epidemia e 2060 vittime (i dati si riferiscono ai casi totali dell'intera provincia). Un prezzo altissimo che nessuno aveva messo da conto. Ma, adesso, qualcosa sta cambiando e, in fondo a quel tunnel che sembrava senza via d'uscita, s'intravede finalmente la luce.

Ventisei sono i pazienti dimessi dal Papa Giovanni XIII alla data del 3 aprile a fronte dei 20 ancora in regime di degenza. Un timido segnale di ottimismo che riaccende la speranza di un ritorno repentino alla normalità. A riportare il dato è L'Eco di Bergamo, che registra anche una diminuzione delle pagine dei necrologi: sette, mentre nei giorni scorsi erano arrivate ad essere una dozzina. "E' un segnale - ha spiegato il direttore sanitario Fabio Pezzoli - ma la guardia deve restare alta".

Il calo dei ricoveri procede di pari passo con la riduzione degli accessi al pronto soccorso: "Il 2 aprile - ha detto Pezzoli - gli accessi totali al pronto soccorso sono stati una settantina, per essere precisi 38 accessi riguardavano persone con sospetto Covid o già malate, mentre altri 30 invece sono stati gli accessi per altre patologie. Insomma, stiamo riprendendo l'attività anche riferita a ricoveri, diciamo così, ordinari, rispetto alla pandemia".

Ora più che mai, è il momento di non abbassare la guardia: "Va evitato e scongiurato qualunque fenomeno di rebound nei prossimi giorni, bisogna restare sulle barricate e verificare gli andamenti almeno per le prossime due o tre settimane. - conclude il direttore sanitario - Il nostro ospedale resta e resterà per diverso tempo un caposaldo nella lotta al coronavirus, non si dimentichi che abbiamo ancora ben oltre 400 persone ricoverate per Covid-19. E molte sono gravi: la Terapia intensiva di fatto è ancora satura, con oltre 90 malati Covid".

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