Così i "compagni" gioiscono per la morte di Pansa: "Oggi è un giorno un po' meno di m..."

I militanti del collettivo di esterma sinistra "Militant" gioiscono per la morte di Giampaolo Pansa: "Oggi è un giorno un po' meno di me*** del solito e forse non a caso il sole splende alto"

Così i "compagni" gioiscono per la morte di Pansa: "Oggi è un giorno un po' meno di m..."

Giampaolo Pansa, scomparso ieri all’età di 84 anni, non era un fascista. Era un giornalista di razza, un curioso, una mente adamantina che non si è lasciata aggiogare da nessun padrone. É il cronista italiano che ha scritto per più giornali: dagli esordi su "La Stampa", all'approdo a "Il Corriere della Sera", passando poi per "Repubblica" e "L'Espresso", di cui è stato vicedirettore, fino ad arrivare al "Riformista", "Libero" e "La Verità". "Ha scritto dove si sentiva libero, quando si sentiva in gabbia apriva la porta e se ne andava", racconta Vittorio Macioce dalle colonne del nostro giornale. Eppure, oggi, c'è chi ne infanga la memoria affibbiandogli etichette che non gli sono mai appartenute. Sono i militanti del collettivo di estrema sinistra Militant, che dal loro blog prendono le distanze "dai consueti coccodrilli e dai ricordi commossi dei colleghi". Sbeffeggiano Walter Veltroni, che sulle pagine del "Corsera" lo definisce "un giornalista onesto benché aspro". Disconoscono quella sinistra troppo moderata che ha speso parole di cordoglio per la sua scomparsa. Pansa non merita neppure di riposare in pace ("Ciao Giampi... No Rip", scrivono sprezzanti). Nessuna pietà per un "revisionista".

Sì perché, per loro, "era è resta un revisionista della peggior specie, uno che si è reso protagonista consapevole dell'attacco alla storia dei comunisti". La sua colpa è duplice. Il Sangue dei Vinti non è uno dei tanti saggi minori che raccontano dei crimini commessi dai partigiani. Il Sangue dei Vinti è un best seller. Ed è fuoco amico. Perchè Pansa non è Giorgio Pisanò. La sua è un'accusa alla Resistenza che arriva da sinistra. Un tradimento, per i nostalgici della falce e martello. E allora, quello odierno non è un giorno di lutto, ma "un giorno un po' meno di me... del solito e forse non a caso il sole splende alto". A scrivere sono gli stessi "compagni" che il 16 ottobre di quattordici anni fa lo contestarono a Reggio Emilia. Un gesto di cui i collettivi vanno ancora fieri. "Uno dei piccoli meriti che ci possiamo riconoscere come collettivo - si legge ancora - fu proprio quello di essere riusciti, con quell'azione, a infrangere l'immagine di Pansa come storico super partes riportando la questione dell'uso della memoria sul piano dello scontro politico". Probabilmente, quando ha cominciato a indagare sull'escalation di violenza ai danni dei fascisti, Pansa, tutto questo lo aveva già messo in conto. Ma non gli è importato. "Se io sarò ricordato per qualcosa - diceva - credo che lo sarò proprio per il ciclo del Sangue dei Vinti. Me ne accorgo perché le persone mi fermano per ringraziarmi... Certo, se vado in una zona dove dominano i centro sociali è l'opposto. Io ho dovuto smettere di andare a parlare in pubblico. Per fortuna i libri buoni si fanno strada da soli".

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