La truffa dei falsi positivi: scatta l'allarme. Così si ottiene il green pass

Fabio Ciciliano, medico e componente del Cts, conferma lo scoop del Giornale.it: i no vax cercano di corrompere i farmacisti

La truffa dei falsi positivi: scatta l'allarme. Così si ottiene il green pass

Lo avevamo chiamato un “piccolo baco nel sistema”. Ma forse è qualcosa di più. Ovvero il rischio che “tentativi di corruzione” portino alla produzione di migliaia di “super green pass” da guarigione per persone che, in realtà, non si sono né infettate né hanno mai superato il Covid. Una strada, battuta da numerosi non vaccinati per ottenere il passaporto verde, rivelata in esclusiva dal Giornale.it e che ora certificata anche dal Comitato tecnico scientifico, che conferma così il nostro scoop: in queste ore si stanno registrando “tentativi di corruzione di no vax su farmacisti compiacenti”.

Breve riassunto. Per far fronte all’aumento di contagi e all’assalto ai tamponi di positivi, quarantenati e non vaccinati, le Regioni hanno introdotto una novità nel protocollo Covid. Fino a un paio di settimane fa per essere dichiarati “positivi” ufficialmente era necessario confermare l’infezione (rilevata da un test rapido) con un tampone molecolare di controllo. Adesso invece per essere dichiarato “infetto” basta un test di quelli fatti in farmacia o in un laboratorio privato. Nessuna prova del nove col molecolare: una volta emersa la positività, il cittadino comunica l’esito del test rapido all’Asl e inizia sin da subito il suo isolamento.

“Molte persone sono venute da noi offrendo grosse cifre e pagamenti extra per essere dichiarati positivi al test”, ci aveva rivelato la fonte che realizza tamponi in Trentino Alto Adige. Il trucco è semplice: il non vaccinato chiede al farmacista di dichiararlo “positivo” al test rapido anche se risultato “negativo”. Una richiesta di falsificazione non così complessa, a ben vedere: basta che il “tamponatore” finga di vedere due linee sul reagente rapido anziché una e lo “certifichi” nel modulo da consegnare all’Asl. Tanto poi il test finisce nel cestino e nessuno potrà mai verificare alcunché.

Un tempo la truffa sarebbe stata “scoperta” dal molecolare di controllo, che però adesso non si fa più. Quindi il no vax può entrare subito in quarantena appena uscito dalla farmacia, passare 10 giorni a casa anche se non si è mai infettato e presentarsi per il tampone di fine isolamento (anch’esso rapido) che, con ogni probabilità, risulterà negativo. In questo modo il non vaccinato ottiene un super green pass da guarigione pur senza mai essersi davvero infettato, e conquista così la possibilità di salire sui mezzi pubblici, entrare nei negozi, andare al cinema, nei musei e al lavoro. Potenzialmente, se over 50, potrà anche fare spallucce di fronte all’obbligo vaccinale imposto dal governo Draghi.

Quella che noi avevamo chiamato la “truffa del falso positivo” è arrivata anche sui tavoli che contano a Roma. Fabio Ciciliano, medico e componente del Cts, lo ha confermato stamattina in un'intervista al Corriere. "La semplificazione dell’impianto normativo sulla diagnostica dei casi positivi - ha spiegato - se da un lato facilita la gestione complessiva degli isolamenti (basta la positività al semplice tampone antigenico) dall’altro può aprire a potenziali criticità dovute al tentativo di corruzione (già registrate in alcune città) di no-vax su farmacisti compiacenti”. Basta registrare sulla piattaforma tamponi falsamente positivi e garantire al no vax il super green pass al successivo test negativo. “Comportamenti rischiosi per la popolazione, disonesti e sanzionabili penalmente con gravi ripercussioni sui farmacisti compiacenti e su chi richiede prestazioni irregolari", ricorda Ciciliano. Ma scovare la truffa è quasi impossibile.

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