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Cronache

El Koudry e le bandiere dell’Isis nel suo telefonino

L’attentatore di Modena avrebbe scaricato anche i canti di battaglia della guerra santa come “le spade del Jihad”. Le nuove rivelazioni nella perizia firmata dal consulente dell’avvocato che assiste il fratello della vittima Monica Esposito

Una foto raffigurante la bandiera dell'Isis, pubblicata su Instagramo da Salim El Koudri il 24 aprile, neanche un mese prima dell'attentato del 16 maggio a Modena, 24 aprile 2026. ANSA/ATTI DELL'INCHIESTA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE � FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++

Il bandierone nero dell’Isis postato su Instagram un mese prima della strage di Modena. E l’attentatore, Salim El Koudri, che la conservava sul suo telefonino. Per non parlare delle ricerche in rete sui tagliagole dello Stato islamico e sul loro capo, il Califfo Abu Bakr al Baghdadi, che pubblichiamo sul sito del Giornale. Non solo: El Koudri, considerato per mesi solo un pazzo, scaricava anche i canti di battaglia della guerra santa come le “spade del Jihad”.

Le nuove rivelazioni sull’influenza terroristica dello stragista di Modena sono contenute nelle 80 pagine di perizia presentate dall’avvocato Deborah De Cicco, che assiste Giovanni Esposito, il fratello di Monica, la 55enne morta due mesi dopo essere stata investita dall’auto-ariete di El Koudri. Altre sette persone sono rimaste ferite nell’attacco del 16 maggio nel centro città e due hanno subito amputazioni delle gambe.

La perizia è firmata da Francesco Bergoglio Errico, esperto analista di terrorismo e radicalizzazione islamica. E autore della pubblicazione “Anatomia del jihadismo in Italia”. L’esperto non ha dubbi: “Alla luce dell’analisi del materiale probatorio ricevuto ritengo di poter affermare che il profilo di Salim El Koudri è pienamente compatibile con quello di un soggetto radicalizzato, che ha operato con odio profondo verso i cristiani e l’Italia”.

La società Meta ha individuato un profilo Instagram creato dallo stragista, dove aveva postato, il 24 aprile, la bandiera nera dell’Isis con al centro il cerchio bianco e la professione di fede musulmana. L’immagine è tratta da un famoso video dello Stato islamico con un adepto del Califfo, filmato al rallentatore, che sventola il vessillo dominando delle alture in Siria. Due giorni dopo El Koudri cercava di nuovo in rete digitando “isis” e “is”, la sigla delle bandiere nere. E scaricava immagini dei tagliagole armati fino ai denti. Il 15 aprile aveva cercato “mosul isis”, la capitale del Califfato in Iraq e “terror attack” trovando scene di battaglia e bombardamenti.

L’analista fa notare che EL Koudri aveva anche condiviso i discorsi del Califfo e si focalizzava “sui canti nasheed che richiamano chiaramente l’estremismo islamico”. Uno di questi è intitolato “Sawarim Djihad”, che può tradursi come “spade del jihad”. Informazioni che si aggiungono alle ricerche approfondite sull’11 settembre e Osama bin Laden. Bergoglio spiega nella perizia che “le ricerche sul web tre mesi prima dell’attentato, ma anche svolte qualche anno fa, sono compatibili con il classico percorso più o meno lento di auto-indottrinamento, tipico di chi si radicalizza in autonomia senza contatti con terroristi e/o organizzazioni terroristiche specifiche”. Per non parlare della visione in rete di utilizzo delle armi, coltelli e attentati compiuti anche in Europa. Un passaggio importante della perizia riguarda “il tipico sentimento delle seconde generazioni poi radicalizzate chiamato in gergo “doppia assenza”. Un soggetto che non si sente appartenente né alla cultura di origine, quella marocchina, né alla cultura prevalente del Paese in cui è nato e cresciuto”.L’avvocato De Cicco ha inviato l’analisi e una memoria alla Procura di Modena, ma pure alla Direzione distrettuale antiterrorismo di Bologna inquadrando “la strage di Modena del 16 maggio in un attentato terroristico”. Per il momento El Koudri non deve rispondere del reato di terrorismo. Il perito di parte, però è convinto che oltre al modus operandi degli attacchi del terrore con macchine ariete, l’imputato ha voluto colpire un luogo simbolico, affollato e senza sistemi anti intrusione. Bergoglio sostiene che “la strage è da ritenersi pienamente un atto di terrorismo di matrice jihadista volto ad uccidere quante più persone possibili e alla ricerca della morte e del martirio”. El Koudri, al di là del disagio mentale, “ha pianificato” l’attacco “in anticipo con premeditazione e calcolo terroristico”.

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