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Ennesima beffa all'economia: la zona gialla parte da lunedì. L'ira di Fontana

Per la prima volta il cambio di zona ha inizio da lunedì e non da domenica. E in Lombardia monta la polemica

Ennesima beffa all'economia: la zona gialla parte da lunedì. L'ira di Fontana

Un’altra beffa, l’ennesima, da parte del governo per ristoratori e baristi. La zona gialla, che è stata decisa ieri, venerdì 29 gennaio, avrà inizio solo da lunedì 1 febbraio. Quando si trattava di relegare una regione in zona arancione o rossa il provvedimento partiva dalla domenica, ma questa volta, stranamente ciò non avviene.

Zona gialla da lunedì e in Lombardia monta la polemica

E la Lombardia, ancora una volta, non è stata zitta di fronte all’ennesimo affronto. L’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, ha scritto sulla sua pagina Facebook: "Per la prima volta il cambio di zona non parte dalla domenica ma da lunedì. Intanto i nostri esercenti hanno perso un'altra giornata di lavoro. Per vincere insieme è fondamentale che ognuno di noi rispetti le regole di prevenzione sanitaria: mascherine, igienizzante e distanziamento. Forza Lombardia".

Subito a fargli eco anche il presidente di Regione Attilio Fontana che, sempre sul social ha commentato la decisione del ministero della salute di far passare la Lombardia in zona gialla. "A differenza delle situazioni antecedenti la zona gialla scatterà lunedì e non domenica. Non ci resta che prenderne atto, perché la decisione è sopra la nostra testa e al di là delle nostre volontà. Sicuramente penalizzate le tante attività già pronte a ripartire da domenica". Su questo punto un po’ di confusione ieri si era creata, in serata però era arrivato il comunicato che spiegava come l’ordinanza del ministero della Salute che cambierà i colori delle regioni sarebbe entrata in vigore a partire da lunedì. E naturalmente i commenti al post dell’assessore erano tutti concordi con quanto da lui scritto. C’è stato anche chi ha fatto notare che già saltare il sabato sarebbe stato controproducente, figuriamoci da lunedì. Tra l’altro, sembra che i ristoratori abbiano avuto la “bella” notizia solo questa mattina, mentre fino a ieri sera erano convinti di poter accogliere i clienti nel proprio ristorante già dal pranzo di domenica 31 gennaio. Niente da fare.

Fronte comune contro i criteri astrusi del governo

Il governatore Fontana ha tenuto a sottolineare che per la Lombardia tornare in giallo è comunque un risultato importante e meritato. Ha però poi aggiunto: “Anche se, francamente, continuo a non capire perché il provvedimento non sia stato reso operativo da domenica. Un risultato meritato dai lombardi che hanno sempre dimostrato senso civico nel rispetto delle regole e grande spirito di sacrificio. Dobbiamo proseguire su questa strada confermando che i dati della Lombardia erano da tempo e sono oggi quelli che ci consentono di essere gialli".

Fontana ha anche specificato che adesso l’impegno prosegue su due fronti. Il primo riguarda tutti i cittadini ed è quello di mantenere la massima responsabilità individuale. Mentre il secondo è quello di far “fronte compatto con tutte le Regioni affinché il Governo centrale riveda i criteri troppo spesso astrusi è incomprensibili dei Dpcm (penalizzando fortemente singole categorie produttive) e provveda a ristorare concretamente e in tempi certi chi più degli altri ha subito i danno della pandemia - come ha fatto per quanto nelle proprie disponibilità la Regione Lombardia".

Come la Lombardia infatti, anche le altre regioni gialle sono rimaste beffate e hanno fatto sentire la loro voce su Facebook. Un giovane cuoco con un ristorante nella bellissima cornice del Tigullio, tra Rapallo e Zoagli, commentando la riapertura da lunedì ha scritto: “Per passare in arancione ci fate chiudere il sabato notte e per ritornare in gialla ci fate riaprire il lunedì… Praticamente in un mese già nero PERSO DUE GIORNI LAVORATIVI importanti per bar e ristoranti....bel colpo!!!!! Forse in molti non capiscono che attorno a queste attività ne ruotano altre decine”. E in Lombardia i giorni lavorativi persi per bar, ristoranti e altri esercizi commerciali non si contano neppure più.

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