"Migranti hanno mangiato i miei cani" ​E adesso è il caos a Lampedusa

Una situazione fuori controllo quella che si registra nell'isola: i residenti sono costretti a vivere in condizioni igieniche e sanitarie rischiose

"Migranti hanno mangiato i miei cani" ​E adesso è il caos a Lampedusa

Una situazione drammatica quella vissuta quotidianamente dagli abitanti di Lampedusa, frustrati dalla politica dei porti aperti sostenuta dal governo e costretti a fronteggiare dei rischi sanitari di cui tanti si dimenticano in nome di un'accoglienza indiscriminata che deve prevalere su tutto.

Lo sanno bene coloro che possono toccare con mano il collasso dell'hotspot di Contrada Imbriacola e verificare al contempo che a poco è servito trasferire circa 350 clandestini a bordo della nave Azzurra, affittata ad hoc dall'esecutivo, se gli arrivi proseguono senza sosta. E tutto ciò che accade attorno al centro d'accoglienza è lo specchio di una condizione in cui i controlli ci sono, ma non possono essere troppo serrati. La struttura è circondata da mura in cemento ed inferriate, almeno su tre dei quattro lati, tuttavia, come riferisce Libero, il quarto è proprio il punto debole preso d'assalto dagli extracomunitari per uscire all'esterno e violare la quarantena. Almeno due i buchi nella rete di ferro, e passare attraverso di essi per uscire all'esterno è un'impresa tutt'altro che difficile. Così è possibile ritrovare clandestini per strada, tra chi esce per espletare bisogli fisiologici o per acquistare del cibo, con un potenziale rischio sanitario elevato proprio per gli stessi abitanti di Lampedusa. Le autorità sono a conoscenza della situazione, ma si tratterebbe di un rischio calcolato. "Se chiudono il buco, dentro l'hotspot succede il finimondo", racconta ai microfoni del quotidiano il vice coordinatore della Lega Attilio Lucia. "Come nel 2016, quando i migranti diedero fuoco a un plesso".

C'è chi esce solo per fare due passi o comprare una birra, ma c'è anche chi delinque o sporca e dissemina rifiuti o materassi qua e là. Altri puntano verso le campagne dell'interno di Lampedusa, ed è qui che racconta la sua storia una donna intervistata da Libero. Da oltre quattro anni cerca di proteggersi denunciando invano ciò che le accade. Tutto si conclude con un nulla di fatto, mentre lei è costretta a liberare il terreno di sua proprietà da cumuli di rifiuti ed escrementi lasciati dagli immigrati, senza che il suo grido disperato venga mai ascoltato. Dai recinti sono sparite anche delle galline, delle capre ed addirittura quattro cuccioli di cane. La donna non ha dubbi: "Se li sono mangiati".

A raccontare ciò che accade dal punto di vista dei clandestini è un tunisino di nome Karin. "Vado a comprare qualcosa da mangiare. Oggi, a mensa, c'era un pezzetto di pane così e una salsiccia di tacchino. Poca roba", racconta lo straniero, che spiega di volersi recare in Francia, dove lo aspetta la moglie. Il viaggio verso l'Italia è costato "cinquemila dinari, mille e cinquecento euro, più o meno", spiega il tunisino, che racconta anche del perchè gli escrementi siano diffusi un po' ovunque al di fuori dell'hotspot. "Fare la cacca è un problema: devo uscire, portandomi dietro una bottiglia d'acqua, e farla sotto un albero". Servizi igienici insufficienti, raccontano altri clandestini, ed oltre ai wc mancano anche le docce.