L’avere procurato un indebito «vantaggio fiscale» da 1,29 miliardi di euro alla Lagfin, la holding di diritto lussemburghese che controlla il colosso delle bevande Campari. È quello che i pm di Monza contestano al presidente del gruppo Campari Luca Garavoglia, per il quale chiedono il rinvio a giudizio. Stessa richiesta per Giovanni Berto, legale rappresentante della società, che è stata invece archiviata a luglio 2026 per intervenuta prescrizione.
Per la procura di Monza e i finanzieri del Nucleo investigativo, Garavoglia e Berto avrebbero realizzato una serie di «operazioni» mirate all’evasione della cosiddetta «exit tax», la tassa applicata alle aziende che trasferiscono la residenza fiscale all’estero. “Sono innocenti con assoluta evidenza”, le parole dei difensori Giuseppe Iannaccone e Nerio Diodà.
Tutto nasce dalla fusione per incorporazione nel 2018 della società Alicros, la società italiana che in precedenza controllava Campari, e Lagfin. Secondo l’accusa sarebbero stati indicati «elementi attivi» nella società per un ammontare inferiore a quello effettivo, evadendo così le imposte dovute. In particolare l’ipotesi investigativa riguarda 5,3 miliardi di euro di plusvalenze non dichiarate tra il 2018 e il 2020. Ora il giudice dovrà fissare l’udienza preliminare e al termine deciderà se rinviare a giudizio gli imputati o se proscioglierli.
Lagfin aveva chiuso nel dicembre scorso la vertenza fiscale relativa a questa vicenda accordandosi per versare 405 milioni di euro in quattro anni al fisco italiano. In una nota la società ha dichiarato «la propria totale estraneità al procedimento in oggetto» sottolineando che vista l’archiviazione «non potrà subire, a seguito del citato procedimento, alcun pregiudizio patrimoniale».
