"Faccio saltare in aria la caserma". Così parlava lo scafista arrestato

Minacce dirette ai simboli dello Stato, nel mirino la caserma di Marsala: "Sto preparando il tritolo" dichiarava al telefono Moncer Fadhel, il principale indiziato dell'operazione Barbanera.

“Faccio saltare la caserma, già sto mettendo da parte, ogni volta, uno-due chili: appena cominciano ad essere cinquanta, cento chili, ti faccio sapere com’è”: sono parole di Moncer Fadhel, il principale arrestato dell’operazione che in questo martedì mattina ha sgominato un’organizzazione che gestisce il traffico di esseri umani tra Tunisia e Sicilia.

E lui, intercettato dagli inquirenti, si mostra spavaldo mentre parla al telefono, tanto da progettare veri e propri attentati contro le caserme del trapanese. Una in particolare pare essere sotto torchio da parte del leader di questa formazione criminale: quella di Marsala. “Arrivo a far scoppiare una bomba dietro la caserma dei carabinieri a Marsala, che succede? Sai, gli sbirri scappano da Marsala”, continua infatti durante una delle conversazioni intercettate Moncer Fadhel.

Toni ed atteggiamenti spavaldi, molto simili a quelli dei terroristi degli anni ’70 o ad esponenti dell’ala stragista di cosa nostra degli anni ’90. Ed in effetti Fadhel, noto pure come Boulaya in riferimento alla sua lunga e folta barba nera, si atteggia a boss.

Anzi, questo titolo sembrano darglielo alcuni indagati che, anche loro intercettati, parlano del tunisino e dei suoi complici come “quelli che comandano”. I nuovi volti emergenti della malavita della zona dunque, coloro che sarebbero in grado di smuovere milioni di Euro grazie alle attività illecite inerenti il traffico di esseri umani ed il contrabbando di sigarette.

Soldi e ramificazioni nel territorio dunque, che donano al principale sospettato tunisino l’idea di poter essere il nuovo riferimento criminale di una zona, quale quella compresa tra Mazara del Vallo e Marsala, dove storicamente cosa nostra vanta legami territoriali molto forti. Un’idea, quella di Fadhel, che lo porta pure a progettare attentati diretti contro precisi simboli dello Stato.

Le sue parole pronunciate con molta spavalderia al telefono in cui, con altrettanta spavalderia, crede di poter parlare senza incappare nelle intercettazioni, sembrano parlare di un progetto in divenire e non frasi pronunciate soltanto per mostrare il proprio peso. Un soggetto quindi pericoloso, come emerge anche dalle carte firmate nelle scorse ore dai Pm di Palermo: “Fadhel riveste una posizione dominante in seno al sodalizio in quanto, oltre a gestire le risorse logistiche, costituisce il recettore finale dei reinvestimenti dei proventi illeciti percepiti – si legge nei documenti, come riportato dall’AdnKronos – il cui godimento gli è assicurato grazie a intestatari fittizi".

L’arresto sembra interrompere tutto, compresa la sua scalata alla malavita locale. Ma di certo il fenomeno di organizzazioni che lucrano sul traffico dei migranti nel sud della Sicilia non appare finito. Tutt’altro, gli inquirenti mettono sotto la lente di ingrandimento le ultime dinamiche per comprendere e reprimere al meglio il fenomeno.