"Cosa faceva in gravidanza": i retroscena choc del delitto di Perugia

Norbert Juhász è il padre disperato del bambino ucciso a Città della Pieve. In un'intervista ha rivelato alcuni retroscena sul carattere della madre

"Cosa faceva in gravidanza": i retroscena choc del delitto di Perugia

C'è una storia familiare complicata dietro la morte di Alex, il bambino di Perugia ucciso a coltellate per il quale delitto è ora indagata sua madre. Norbert Juhász, padre del piccolo, è disperato. Raggiunto da il Messaggero, l'uomo ha raccontato i retroscena di questa terribile vicenda. Lui è un cuoco tedesco, che da qualche tempo lavora in un’agenzia di organizzazione eventi. Per anni ha lottato in tribunale per avere l'affidamento del bambino, fino a riuscirci lo scorso 20 settembre. Ma a quel punto sua madre, Katalina Erzsebet Bradacs, ha deciso che non avrebbe rispettato la decisione dei giudici e con poche cose è partita alla volta dell'Italia, dove poi c'è stato il tragico epilogo.

I carabinieri hanno ricostruito quanto accaduto lo scorso 1 ottobre, quando la donna si è mossa a piedi, da Chiusi, fino a raggiungere Po' Bandino, frazione di Città della Pieve. È qui che, nei pressi di una cabina dell'Enel, avrebbe inferto 9 coltellate sul corpo di Alex, 2 delle quali mortali, prima di portarlo, ormai esanime, in un supermercato dicendo di averlo trovato in un campo. Nel frattempo, però, la donna aveva fotografato suo figlio, completamente insanguinato, e aveva inviato lo scatto al figlio maggiore, avuto con un altro uomo, invitandolo a riferire a Norbert Juhász: "Ora ha chiuso con suo figlio".

Come è emerso nelle ultime ore, Katalina Erzsebet Bradacs è una donna con problemi psichici fin dal 2016. "Era già accaduto con il suo figlio maggiore, che però nel 2014 è stato portato via. Con Alex l’affidamento era comune, ma sfortunatamente non ha mai davvero assicurato il contatto. Lei non me lo faceva vedere. E con lui era cattiva", ha detto Norbert a il Messaggero, rivelando alcuni dettagli di quella che ha i contorni di una tragedia quasi annunciata: "In gravidanza si tirava pugni in pancia. Ha minacciato di dargli fuoco. Solo per questo avrebbero già dovuto toglierlo a lei. E io ora ho perso il mio tesoro".

L'uomo non ha dubbi che possa essere stata la Bradacs a uccidere il bambino: "Ha minacciato da tempo che avrebbe messo un punto, alla fine. Ha chiamato il suo altro figlio 18enne inviandogli una foto. Lui ha registrato la chiamata ed è andato alla polizia con quella foto. È stato orribile. In quello scatto Alex aveva la maglietta piena di sangue. E quegli occhi chiusi". Nei giorni in cui la donna si trovava in Italia ha avuto alcuni contatti con Juhász: "La prima volta ha chiamato me il 30 settembre. Mi ha chiesto soldi, dicendo di essere in Ungheria, ma non era vero. Non diceva la verità. E io non glieli ho dati. Poi ha chiamato il figlio il primo ottobre, ha mandato quella foto, verso le dodici".

Secondo l'uomo, la madre del bambino aveva in mente fin da subito questo piano, "e lo ha eseguito brutalmente. È stato orribile". Ora Norbert Juhász ha solo un desiderio: "Spero di non dover venire in Italia. Voglio solo riportare il corpicino del mio Alex in Ungheria".

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