Green pass ma non per tutti: i nodi irrisolti

Green pass obbligatorio per i clienti ma cosa succede a chi lavora nelle varie attività? Ecco la contraddizione del certificato verde

Green pass ma non per tutti: i nodi irrisolti

Un “giallo” sul certificato verde: ma i gestori delle attività (ristoranti, palestre, cinema, teatri, ecc.) ed il personale che vi lavora, sono obbligati anche loro essere ad possesso obbligatorio del Green Pass oppure no?

Cos’è che non torna

Il testo del decreto legge recita così: “Sono i titolari o i gestori dei servizi e delle attività per i quali è introdotto l’obbligo del green pass a verificare il possesso di idonea certificazione. In caso di violazione può essere elevata una sanzione pecuniaria da 400 a 1000 euro sia a carico dell'esercente sia dell'utente. Qualora la violazione fosse ripetuta per tre volte in tre giorni diversi, l'esercizio potrebbe essere chiuso da 1 a 10 giorni”. Si parla soltanto di verifica, anche perché l'obbligo vaccinale in Italia non c'è: questo significa che per gestori e personale è richiesto che sia controllato il pubblico ma non che essi stessi siano obbligati ad avere la certificazione verde. Il comunicato stampa numero 30 del Consiglio dei Ministri del 22 luglio, però, dice una cosa diversa: il Green pass sarà necessario per "svolgere o accedere" alcune attività tra cui ristorazione, spettacoli, eventi sportivi, musei, piscine ecc. La differenza, questa volta, la fa il verbo svolgere, quindi il certificato verde dovrebbero averlo anche tutti i lavoratori.

La contraddizione

Non c'è dubbio che questo sia un campo minato, alzi la mano chi ha capito ogni virgola del nuovo decreto legge. Secondo le informazioni che si hanno al momento, se è assodato che i clienti che vanno in un ristorante o in qualsiasi degli altri luoghi previsti dal decreto dovranno esibire il Green pass, non è così chiaro se debba averlo anche chi ci lavora: chi va a teatro o al cinema dovrà avere il Green pass ma è obbligatorio anche per il personale che lavora? Se un utente vuole allenarsi in palestra dovrà esibire il certificato verde, dovrà averlo obbligatoriamente anche il proprio personal trainer? Se fosse così, chi svolge un'attività sarebbe praticamente costretto a vaccinarsi, ma in Italia non esiste alcun obbligo vaccinale: un conto è il cliente, limitato nelle proprie attività, un altro è il lavoratore. Questo passaggio non è mai stato chiarito da Draghi durante la conferenza stampa dell'altra sera. Prove ne è che il Decreto legge 22 luglio art.9 bis “Impiego certificazioni verdi Covid” che sarà valido dal 6 agosto 2021, si limita ad elencare tutte le attività per cui è necessario “l’accesso ai seguenti servizi ed attività”, ma non specifica lo stesso per i gestori e lavoratori delle stesse. L’unica specifica che si legge è che “le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano ai soggetti esclusi per età dalla campagna vaccinale e ai soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute”, quindi i soggetti che per motivi medici non possono vaccinarsi e tutti gli Under 12 per i quali non è ancora prevista la vaccinazione.

Il Green pass parte con il piede sbagliato

Questo tema, senz’altro, sarà affrontato nei prossimi giorni quando si “scoprirà” la contraddizione: per cenare al chiuso il cliente dovrà esibire il certificato ma lo stesso non è richiesto al cameriere e a tutto il personale di sala? Problemi tecnici: moltissimi italiani stanno riscontrando enormi difficoltà per scaricare il Green pass: i due centralini che il ministero della Salute ha messo in piedi per chiarire la questione e dare informazioni sono in tilt. Ieri, per tutto il giorno, all’800 912191 si sente un messaggio registrato che ripete: “Gentile cliente, in questo momento non è possibile rispondere alla sua chiamata”. Bisognerà armarsi di pazienza, la strada sembra tutta in salita.

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