I "gretini" ora vogliono censurare chi non la pensa come loro

I "gretini" hanno lanciato una petizione online per chiedere che sui media venga censurato chi osa esporre "tesi antiscientifiche", cioè chi non la pensa come loro

I "gretini" ora vogliono censurare chi non la pensa come loro

La democrazia secondo i "gretini" e i seguaci del climaticamente corretto: tappare la bocca a chi non la pensa come loro, perché ciò che predicano non è scienza ma "fede" in un capo assoluto (una ragazzina di sedici anni, Greta Thunberg) la cui parola, come in tutti i movimenti populisti, non può essere messa in discussione. Annalisa Corrado, ex consulente del ministero dell' Ambiente e portavoce di Green Italia, ha lanciato su change.org una petizione - firmata anche dal metereologo Luca Mercalli - che chiede di non concedere spazio a "posizioni antiscientifiche sui media".

La richiesta dei firmatari è chiara: "Non c’è in democrazia il diritto a dare spazio alle fake-news, si tratta solo di disinformazione che aiuta l'audience o le vendite. Troviamo inaccettabile che, ancora nel 2019, invece di discutere e confrontarsi su come meglio adattarsi ai cambiamenti climatici ormai in atto (ad esempio ondate di calore e precipitazioni intense più frequenti, riduzione dei ghiacci o aumento del livello del mare), o come ridurre velocemente le emissioni di gas climalteranti in tutti i settori, si debba perdere tempo con posizioni antiscientifiche che negano l’esistenza stessa del problema o le responsabilità umane".

I "gretini" chiedono dunque la censura e che venga silenziato ogni tipo di dibattito sul tema. Non sono sufficienti le prese di posizione di studiosi di fama internazionale come Franco Prodi, Franco Battaglia, Alberto Prestininzi, Antonino Zichichi, Carlo Rubbia: no, la "scienza" è tutta con i gretini e nessuno può metterlo in discussione. Chi non si piega al climaticamente corretto va silenziato, oscurato, non deve avere spazio. Ma che concetto "scinetifico" è questo? La petizione non lascia spazio a dubbi e i "gretini" chiedono "che non venga più dato spazio a posizioni antiscientifiche, basate su opinioni di singoli e non supportate da ricerche validate dalla comunità scientifica".

Nella premessa, i firmatari osservano che la crisi climatica è ormai diventata una minaccia globale, che sta già alterando gli ecosistemi e portando impatti gravi, in particolare per i soggetti più fragili e esposti. "La comunità scientifica internazionale degli esperti di cambiamenti climatici è ormai unanime - sottolineano -e la sintesi dei suoi risultati mostrata dai rapporti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, massimo organo scientifico e istituzionale creato dalle Nazioni Unite per affrontare questo tema) parla chiaro: le attività umane hanno già alterato pesantemente il clima del nostro pianeta, e in assenza di interventi radicali e rapidi si determinerà un contesto sempre più disastroso per le specie viventi, nonché condizioni sempre più difficili e ostili per le società umane".

Eppure, proseguono, "ancora oggi leggiamo titoli di giornale palesemente fuorvianti, secondo cui il freddo di qualche giorno metterebbe in discussione il riscaldamento globale; assistiamo alla diffusione di fake-news secondo cui la comunità scientifica sarebbe divisa perché alcuni presunti scienziati sarebbero in grado di negare dati e teorie consolidate da decenni". Questa pretesa di egemonia cosa avrebbe di "scientifico"? Assolutamente nulla. Almeno che i firmatari non credano di essere più autorevoli di Franco Prodi o di Anotnino Zichichi.

Come nota il politologo Alessandro Campi su Istituto di Politica, la causa perorata da Greta e dai "gretini" è certamente nobile e grandiosa: la salvaguardia del pianeta contro il rischio – dato come imminente – della sua distruzione causata dai cambiamenti climatici. Ma come definire, se non come tipicamente populiste, le modalità attraverso le quali Greta e i suoi seguaci stanno conducendo la loro battaglia? Come spiega sempre Campi, nel fenomeno Greta Thunberg gli stilemi tipici del "populismo", sino a diventare qualcosa a metà tra una moda politico-mediatica che si fa forte della nostra cattiva coscienza e un movimento di massa che inclina verso il misticismo para-religioso, sono tutti facilmente riconoscibili. A partire dal più elementare e costitutivo d’ogni populismo: la divisione del mondo in buoni (i molti) e cattivi (i pochi). I primi sono gli abitanti del pianeta (il popolo inteso in questo caso come umanità), i secondo sono i capi di governo e gli esponenti dell’establishment finanziario e industriale mondiale.

È certamente corretto dire che buona parte degli scienziati la pensa come Greta: altrentto scorretto dire, però, che tutti la vedano così. Come abbiamo riportato nelle scorse settimane, nell'indifferenza generale 500 scienziati di tutto il mondo hanno inviato al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, una lettera contro l’allarmismo climatico. Lanciata da Guus Berkhout, geofisico e professore emerito presso l’Università dell’Aja, l’iniziativa è il risultato di una collaborazione tra scienziati e associazioni di 13 Paesi. Pubblicato in un momento in cui l’agenda internazionale pone il clima in cima alla lista delle preoccupazioni, questa “Dichiarazione europea sul clima” ha lo scopo di far sapere che non c’è urgenza né crisi irrimediabile.

Come spiegano gli studiosi, il clima varia da quando esiste il pianeta con fasi naturali fredde e calde. La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento”. Il caldo, intanto, cresce con un ritmo inferiore alla metà di quanto era stato inizialmente previsto e meno della metà di ciò che ci si poteva aspettare. Come sostiene inoltre il già citato Franco Prodi, intervistato dall'Huffpost, i dati che abbiamo a disposizione dicono che, dai primi anni dell’ottocento (quando sono state state impiantate le prime stazioni meteorologiche in diverse parti del mondo), la temperatura media globale è cresciuta ogni secolo di un decimo di grado. Questo è innegabile, nessuno lo contesta. Ciò che è in discussione, nella comunità scientifica, è la causa di questa crescita, afferma Prodi.

L'unica cosa che si conosce per certo, sottolinea il professore, è che "il clima terrestre è il risultato dello scambio di due flussi di fotoni: uno che dal Sole va verso la Terra, e l’altro che sale dalla Terra verso l’esterno". La Terra, sostiene, ha una temperatura di 300 gradi kelvin, circa 25,5 gradi centigradi. È come se da una parte ci fosse una lampada, e dall’altra una palla di vetro. In mezzo a esse, l’atmosfera. Dunque la temperatura della palla di vetro dipende da una molteplicità di fattori, "tra cui la distanza che c’è tra la lampada e la palla di vetro".

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