I rom non rispettano Ermes: ​"Non mi dispiace sia morto"

Parla la madre di uno dei ladri: "Se dicessi che mi dispiace direi una bigia". Rom pronti a ottenere i soldi del risarcimento

I rom non rispettano Ermes: ​"Non mi dispiace sia morto"

Non hanno rispetto nemmeno per la morte. Non hanno rispetto per Ermes Mattielli, morto d'infarto dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi per aver sparato a due ladri rom. "Se dicessi che mi dispiace, direi una bugia". A parlare è Sonia Caris, la madre di Cris, il malvivente rom che insieme a Blu Helt in quella notte del 13 giugno 2006 cercò di rubare il poco che era rimasto al rigattiere vicentino.

Nessun perdono per "l'uomo che ha tentato di uccidere mio figlio, ma non ho augurato il male a nessuno". La donna è stata intervistata dal Gazzettino di Vicenza: è dal giorno in cui il figlio venne raggiunto dai colpi di fucile di Ermes che chiede "giustizia". "Avevano sbagliato - ammette - ma questo non significa che dovesse morire. Perché con nove pallottole in corpo è un miracolo che sia sopravvissuto".

Certo, peccato che - scherzo del destino - alla fine subire il danno peggiore sia stato proprio l'uomo onesto che avrebbe volentieri vissuto in tranquillità vivendo del lavoro della sua ricicleria.

La signora si è sempre detta soddisfatta del risarcimento di 135mila euro disposto dal giudice. E ora come farà a ottenerli? "Eh, amen", risponde. Ma quei soldi i rom potranno ottenerli: lo Stato e la legge gli permetteranno di prendere "in eredità" la casa e le poche proprietà di Mattielli. "Non sono nessuno per giudicare - continua la signora in merito alla morte di Ermes - ma si vede che è così che doveva andare. Ho 40 anni ma ne dimostro molti di più perché nella vita ho sofferto tanto. E tante pene le ho patite anche per questa disgrazia".

Forse non quante Ermes. Che dopo aver perso il lavoro e la libertà, ci ha rimesso anche la vita.

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